CINQUE COSE CHE HO VISTO IN MILAN-VERONA

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN MILAN-VERONA

Una bella prova a San Siro: qualcuno ha perso tempo a cambiare guida tecnica

1) Mettiamola così: davano il Verona vittima sacrificale del Milan. Perso, invece, non abbiamo perso. Il Verona ha pareggiato e recuperato un punto su Carpi, Frosinone e Genoa (e non ha perso dopo quattro ko consecutivi). Questi sono i numeri, che dicono che meglio del perdere c’è il pareggiare. Poi c’è il campo, che ha detto che questo Milan ordinato dietro, discreto davanti, fatto di singoli non dialoganti in mezzo al campo (diretti da Montolivo che in auto è quello a cui suoni perché crea la coda per leggere i manifesti funebri) si poteva battere. Ho detto “si poteva”, perché dal divano di casa mia siamo tutti bravi e io sono tra i migliori. Pazienza, è andata come abbiamo visto e sì, stavolta poteva andare peggio. Domenica arriverà il Sassuolo per l’ultima partita del 2015. Servono tre punti, che con questo farebbero quattro. Tutto, allora, inizierà ad avere senso. Altrimenti… non ci sono altri menti.

2) Nel primo tempo l’Hellas ha giocato come dovrà fare su ogni campo: da ultima in classifica, con i carboni ardenti sotto i piedi. Vedere gli esterni bassi che galoppano, che lasciano andare le gambe e liberano la mente, la difesa alta e Viviani che aumenta la sua velocità da 0 a 0.1 (causa pubalgia), ti fanno sperare. Poi pian piano il Milan è cresciuto e in un paio di occasioni ci ha fatto paura. Ma soprattutto è stato il Verona a farsi chiudere tutte le linee di passaggio centrali e farsi spedire sugli esterni, da dove, a ogni piè sospinto, partivano inutili e telefonatissimi lanci dalla trequarti per Luca Toni isolato alla Cast Away. Per dire: alla prima azione “verticale” con Greco che va dentro senza palla, arriva il rigore che Toni trasforma. Un caso? No. Una nota su Gollini: di personalità ne ha, di arroganza il giusto. In potenza è un incrocio pregiato tra Neuer e Buffon. Con il senno di oggi (ma anche con quello di ieri e di ieri l’altro) non averlo fatto giocare lo scorso anno è stato un grande errore di Mandorlini.
3) Una cosa non ho capito delle scelte di Delneri: De Jong viene espulso al 56°. Perché i tre cambi del Verona vengono effettuati al 78°, 79° e 81° minuto? Perché attendere così tanto e perché mettere dentro un Gomez precario (che infatti si fa subito male da solo, problema muscolare, avanti un altro!) e uno Jankovic impalpabile da inizio anno?
4) Rafa Marquez. Voci lo danno ormai prossimo alla firma con l’Atlas de Guadalajara. La domanda, dopo la partita di oggi, è: volete anche la confezione regalo o va bene con il completo Gialloblù, intatto e mai sudato? La ribattuta centrale che poi porta al gol del Milan è solo una delle mostruosità del match di oggi e di queste due stagioni. Perde palloni mentre la squadra sta risalendo, sbaglia i tempi, colleziona cartellini gialli. Gli ho dato un anno di alibi perché ne ero innamorato. Ora gli dico: “Rafa, lassa star”.
5) Ci salveremo? Il segreto a questo punto è uno: smettere di guardare la classifica e giocare partita per partita come fosse una finale mondiale. Poi, alla fine, tireremo una linea e vedremo. Certo che con questa siamo a quota due con Delneri (tre con il Pavia), e una cosa è cristallina: chi di dovere ha perso tempo a cambiare, e chi ha perso tempo dovrà risponderne in sede di programmazione.
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