Adelante los Calvanos

Adelante los Calvanos

La rivincita di Simone Calvano, da predestinato al dimenticatoio, fino alla gara col Torino

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Dalle stalle alle stelle. Andiamoci piano, tuttavia sarebbe esercizio consigliabile tornare allo scorso mese di novembre e rileggere i commenti alla notizia dell’inserimento di Simone Calvano in rosa al posto dell’infortunato Zaccagni (a proposito, i nostri più affettuosi auguri di pronto recupero). Diciamo non ne trovereste né di generosi né tantomeno di carini.  Suo malgrado, in autunno il povero Calvano era ritratto come il bidone di turno, l’ennesimo sgarro perpetrato ai danni dell’Hellas dallo spietato Filippo Fusco, lo sceriffo dell’avida contea di Settingham.
Non che dopo la bella prova offerta al debutto con il Torino, in questa gelida coda di febbraio Calvano sia improvvisamente diventato l’erede di Johan Neeskens, ma di sicuro non è nemmeno quella patacca che il pregiudizio ci ha propinato per mesi e mesi.
La sua è semmai una storia tutta da raccontare: corre il 2010 quando il Milan mette gli occhi su di lui e lo preleva appena diciassettenne dall’Atalanta sborsando una cifra vicina al milione di euro. All’epoca Allegri e Galliani ripongono grande fiducia nel ragazzo: dopo aver militato nella Primavera arriva così il giorno del debutto in prima squadra in un match di Coppa Italia contro la Lazio, quando sia pur per pochi minuti entra in campo al posto di Robinho.
Sembra un predestinato, ma la stagione successiva il Milan lo gira in prestito al Verona per farlo giocare di più. E qui Calvano diventa sinonimo di calvario.  A Simone saltano i legamenti del ginocchio e da quel momento ha inizio un’odissea che lo vede girovagare per mezza Italia, cambiando sette squadre in tre anni tra Lega Pro e serie D. Dopo una buona stagione a Reggio Emilia, la scorsa estate torna all’Hellas che però non lo include nella lista dei convocabili. Lui si allena con la Primavera di Porta, fino a che è l’infortunio a Zaccagni ad aprirgli le porte della prima squadra.
Inserito in lista, debutta in serie A a Ferrara negli ultimi sciagurati minuti in cui il Verona getta alle ortiche la vittoria sulla Spal. Superfluo aggiungere che le ironie sul suo conto si sprechino. Poi lo si vede per qualche altro scampolo nello scetticismo più integrale, fino all’esordio dal primo minuto contro il Torino. Risultato alla fine uno dei migliori in campo, ha stupito per come ha saputo dar prova di sicurezza, affidabilità, e soprattutto personalità.
Schierato nel mezzo del centrocampo, ha messo piede, muscoli e cervello a disposizione della squadra.  Più che da debuttante, si è mosso con la padronanza del titolare di lungo corso. Era il giorno che aspettava da tempo e sognava da ragazzo prima che la sorte gli si abbattesse contro. Era la sua grande occasione; l’ha colta in pieno andando persino oltre il preconcetto. Quando lo scorso novembre Fusco disse che Calvano sarebbe stato utile, ricordiamo bene come sul ds piovvero strali a saette. Partiti a gennaio Bessa e Bruno Zuculini, a centrocampo non si è intervenuti sul mercato, sposando la linea dell’autarchia (e dell’austerity).
In questo contesto il sarcasmo imperante additava Simone Calvano come la madre di tutte le penurie, il capobrocco di broccolandia. Ora ci troviamo qui a leggere elogi sul suo conto  lungo  tutto il fronte della stampa nazionale. Siamo contenti per lui, uno che dopo aver passato le pene dell’inferno vede finalmente bagliori di luce in fondo al tunnel. Bella storia di riscatto, ma pure un monito: il Verona sta faticosamente cercando un assetto di equilibrio sul campo. Ci auguriamo lo possa trovare al più presto. Ne venisse ogni tanto un po’ anche da fuori, non diciamo cambierebbe molto le cose, ma di sicuro male non farebbe. Adelante los Calvanos!
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