Aspettando Godot

Aspettando Godot

Bessa resta alla ricerca della condizione migliore. Il Verona ha bisogno della sua classe

Aspettando Godot. Il copyright spetta a quel formidabile battutista che fu l’Avvocato. “Mi ricordava Pinturicchio, adesso è Godot” disse riferendosi a Del Piero. Gianni Agnelli scomodò l’opera di Samuel Becket per descrivere la paradossale attesa di un fuoriclasse che pareva non voler arrivare mai. Michel Platini si accodò in scia definendo se stesso e Baggio due “numeri 10” e Alex “un 9,5”. Poi successe che Del Piero, ritrovata la vena ispiratrice perduta, tornò ad essere Pinturicchio e tutto rientrò.
Con le dovute proporzioni, la cosa ci rimanda a quanto stiamo assistendo al Verona con Daniel Bessa. Lo scorso anno con 41 presenze e 8 gol fu uno degli artefici della promozione, quando a fianco di Romulo e Pazzini formava il lussuoso tris d’assi che Pecchia potè permettersi di calare sul tavolo verde della cadetteria. I tre fecero la differenza, e a maggio il Verona si guadagnò, sia pur tra mille sofferenze, la risalita dal purgatorio. Riscattato dall’Inter, la scorsa estate il Verona decise di puntare su di lui rinnovandogli il contratto fino al 2021. Negli intenti di Fusco e Pecchia, Bessa avrebbe dovuto essere un faro illuminante, ma per ora il  ventiquattrenne di San Paolo, complice qualche guaio muscolare, sta patendo più del previsto il salto di categoria; ergo, le luci non si sono accese e Pinturicchio si è fatto Godot.
Bessa ci ricorda quel vino d’annata che promette bene ma che al test olfattivo stenta a sprigionare l’eleganza del suo bouquet e uscire dall’involucro che lo ingabbia. Nemmeno la condizione fisica ci convince: lo scorso anno la sua elegante agilità di movimento ci aveva conquistati. Col pallone ai piedi, la sua era una danza, ora non più. Lo vediamo persino un po’ intristito. Si diceva fosse troppo leggerino per la serie A: irrobustito da uno specifico lavoro atletico, non vorremmo si fosse esagerato negli esercizi in palestra.  E’ successo tante volte in passato; speriamo di sbagliarci, ma non sarebbe né la prima né l’ultima volta che porzioni di talento vengono sacrificate sull’altare delle proteine. Rimane fuor di dubbio che nella sua attraversata del deserto che conduce alla salvezza, Bessa sia una delle bisacce d’acqua che il Verona porta in groppa al cammello. Dopo aver saltato per rinfortunio le sciagurate gare con Cagliari e Bologna, Bessa è rientrato in campo nel finale a Sassuolo, ha poi giocato (senza brillare) tutto il derby di Coppa Italia con il Chievo. Lunedì avrà (forse) una maglia da titolare contro il Genoa.
Quale miglior occasione per ritrovare il nostro Pinturicchio? Noi lo aspettiamo, con la speranza di rivederlo presto in quelle vesti mandando gli spettri di Becket e il suo Godot in soffitta. Lui ci metta del suo e faccia in fretta: il Verona non è l’aristocratica Juve dell’Avvocato; Sèmo Gente de Borgata, cantava Edoardo Vianello con sua moglie Wilma Goich: da noi le attese sono un lusso che non possiamo permetterci tanto a lungo.
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