Calcio all’italiana

Calcio all’italiana

Il caso Serie B deriva dai troppi errori di gestione del passato. E il futuro è un rebus

di Matteo Fontana, @teofontana

Capita di leggere, sul dizionario della lingua italiana curato dal luminare Tullio De Mauro, una definizione particolare.

“1. loc.avv., secondo i modi e le abitudini degli italiani: vestire, mangiare all’italiana | iron., con leggerezza e faciloneria: fare una cosa all’italiana
2. loc.agg.inv., conforme alla mentalità o alle abitudini degli italiani: un pranzo all’italiana | iron., leggero, superficiale: un comportamento all’italiana”.
L’espressione cui si riferisce il lemma è “all’italiana“. Nel trambusto di questi giorni, con il caos della Serie B prima a 22 senza se e senza ma, poi a 19 perché così ha deciso la Lega B, dopo chissà, c’è da aspettare la FIGC, quel che ne esce è un teatro che toglie l’ennesima fetta di credibilità al calcio di questo Paese.
Pare che la telenovela sia giunta all’epilogo, ma non ci si può mettere la mano sul fuoco, visto che è probabile che fiocchino ricorsi e controricorsi da parte di chi si è visto riammettere de facto alla categoria superiore e ha iniziato a investire sul mercato per provvedere alla nuova dimensione agonistica e, da un’ora all’altra, si è ritrovato a fare un passo indietro: danno e beffa. Così ecco che sono echeggiate affermazioni rabbiose, tra le grida al “golpe“, oppure la chiamata al rischio della “rivoluzione“. Ci sono entrati, secondo consumato copione, la politica e le istituzioni, dilatando gli spazi dello scontro.
Fare una cosa all’italiana, ossia con leggerezza e faciloneria, scrive il De Mauro. Ma anche “conforme alla mentalità o alle abitudine degli italiani“. Mentalità, questo è il problema. Nel 2003 i formati dei campionati furono cambiati per un altro caso Catania (retrocesso, il club rossoazzurro chiese la riammissione alla B perché in una gara con il Siena i toscani avevano schierato un giocatore squalificato, Luigi Martinelli). Ne venne fuori un rodeo che ha poi condizionato tutte le stagioni successive: se la A è a 20 squadre, se la cadetteria è (era. Lo sarà di nuovo?) è a causa di quell’episodio che si risolse alla “volemose ben“. Tutti dentro – compresa la Fiorentina, ripescata per meriti sportivi, e si arrivò a un transitorio formato a 24 – e buon pro gli faccia.
Rimane da capire se questo punto di svolta, nato da una forzatura, servirà a qualcosa. Se il calcio a queste latitudini sarà più italiano e meno all’italiana. Risulta un eterno dilemma tentare di comprendere il motivo per cui in una nazione che vive il pallone alla stregua di una religione, a cadenze annuali ci si trovi a misurarsi con situazioni che scivolano nel grottesco.
A proposito: con 36 partite, invece di 42, in Serie B, il tempo per correggere gli errori sarà ben più ristretto. Il Verona di Catania è meglio che non si riveda più.
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