Cinque cose che ho visto in Bologna-Verona

Cinque cose che ho visto in Bologna-Verona

L’Hellas che si rialza, il caso Toni, una rimonta che resta “impossibile”: il momento gialloblù

1) La vittoria è una cosa così inusuale e a cui siamo disabituati che questo per me comunque conta e comunque mi fa felice. Chi non ne gode almeno il lunedì ha dei problemi. Benino la fase difensiva dell’Hellas, che non rinuncia al coraggio del fuorigioco nemmeno con palla ben oltre il cerchio del centrocampo e con gli spazi strettissimi. Delneri indovina il traffico di centrocampo come soluzione per spezzare il gioco del Bologna e fa bene: il giropalla difensivo degli emiliani passa forzatamente per i piedi di Diawara, che però viene braccato a uomo da Juanito Gomez che più che proporre alle spalle di Pazzini pensa a marcare il regista. Linee di passaggio ostruite e, con un centrocampo a cinque (o due-tre), anche gli inserimenti degli esterni del Bologna vengono tamponati ad ogni iniziativa (vedi partita nulla di Masina).

2) Una spiegazione accettabile della prestazione del Verona privo di Toni l’ha data l’allenatore del Bologna, Roberto Donadoni: quando vengono lasciati fuori i giocatori simbolo tutti gli altri sono chiamati a dimostrare quanto valgono. Siccome Luca ha dato a tutti degli scarsi, mettendosi dentro anche lui solo con una frase subordinata e solo per dovere di cronaca, magari qualche motivazione in più effettivamente c’era.

3) Il caso Toni. L’esclusione dalla convocazione è stata, se non concordata, quantomeno avallata dalla società. Il che apre scenari nuovi sul futuro del Verona rispetto al Campione del Mondo. Bisogna attendere il match contro il Napoli per capire cosa accadrà. Ma non trascuriamo nemmeno il caso Moras. A sette partite dalla fine del campionato, con un rinnovo in alto mare e la necessità di giocare quantomeno per cercare una nuova squadra, non deve essere un bel momento per il greco. E di certo non lo merita.

4) Il caso (tecnico) Toni. A Verona dilaga la teoria per cui se Mandorlini ha fatto cose magistrali per il Verona non può essere criticato perché bisogna ricordarsi di quelle cose. Così come ora è intoccabile Toni perché ha fatto cose indimenticabili per l’Hellas (fino ad insidiare la poltrona di sindaco Preben). Io credo fermamente che la riconoscenza per il passato non possa condizionare l’analisi del presente. Toni oggi non solo non è insostituibile per questo Hellas, ma per lo stato di forma non è nemmeno più funzionale: sacrificare un uomo per prendere palloni e far salire la squadra aveva senso quando questo avveniva. Ma il Luca Toni di oggi, oltre a non buttarla dentro, fatica anche a fare il lavoro per cui era stato assunto e che tanto bene ha fatto agli ultimi Hellas. Con il senno del poi, da quando ha fatto il gestore dello spogliatoio in vece di Mandorlini, al colpo Pazzini, alla conferenza post-Carpi… Forse se avesse fatto semplicemente il calciatore sarebbe stato meglio per lui e per noi.

5) Il caso Samir. Qualcuno mi ricorda Troisi che, non avendo idea di cosa volesse dire, ripete le parole di Pertini: “Chi ha rubato i soldi del Belice?”. Il tormentone ora sarà “Ma dove ‘ha’ stato fino ad oggi Samir?” Amici, ha fatto una buona partita e un gol. Pozzo di solito non spende oltre quattro milioni per uno a caso, quindi in bocca al lupo. Di lui in ogni caso rimarrà nel cuore l’intervista a Sky all’intervallo (durata tradizionale 15 secondi) protratta per oltre un minuto con una dilatazione ancestrale di spazio e tempo. Un abbraccio a Nosotti.

5 bis) Ultimi eravamo, ultimi siamo. Pensiamo a guardare le partite. Chi ci vuole credere lo faccia. Dobbiamo ancora affrontare Napoli, Milan e Juventus, oltre alle mai dome Empoli e Sassuolo. In bocca al lupo a tutti.

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