Cinque cose che ho visto in Empoli-Verona

Cinque cose che ho visto in Empoli-Verona

Solito Hellas, solita sconfitta, solita storia di una stagione fallimentare

1) Buongiorno. Per chi avesse letto i precedenti cinque punti visti nel match contro il Frosinone, detto con sincerità (o “detta come va detta” cit. Setti), può anche evitare di proseguire perché non è che ci sia molto di nuovo. Abbiamo fatto pena. Certamente una buona amichevole per l’Empoli, una bella sgambata per i ragazzi di Marco Giampaolo contro una squadra della provincia di Verona sotto inchiesta per aver utilizzato il simbolo (non i colori, manco mal) del glorioso Verona dello Scudetto. 

 
2) Essendo un’amichevole estiva, l’Aia (Associazione Italiana Arbitri) ha mandato un pollo. Ma vista la nostra consistenza societaria ci meritiamo questo, che piuttosto che un suino va bene. Il fallo su Souprayen è rigore ieri, oggi e domani con ammonizione del giocatore dell’Empoli. E coso (non ricordo nome e non ho alcuna voglia di cercarlo) lo ammonisce per simulazione. Viviani finisce prima il match per un secondo giallo completamente inventato. Viceversa Greco dopo pochi minuti entra con piede a martello altezza tibia: meriterebbe rosso diretto e tre giornate di squalifica ma coso non lo ammonisce nemmeno. Ma è chiaro che l’arbitro si adegua: se facciamo pena noi…
 
3) Due le cose belle del match: le giocate di Pazzini, soprattutto nel primo tempo. Credo sia il migliore nelle torsioni di testa in questa modesta Serie A. Poco però per avergli fatto un quinquennale. E Gollini ha un istinto davvero mostruoso. Senza di lui il Verona avrebbe dovuto regalare un pallone a testa per tripletta a Maccarone e Pucciarelli. Speriamo davvero che il cervello assista il suo corpo e che non prenda la via del martire Balotelli (su cui si è già avviato Donnarumma).
 
4) Le parole di Zamparini in settimana mi hanno riempito di orgoglio. Perché in Italia è rimasto qualcuno che crede che il Verona, per giocare così male, venga pagato. Per un momento mi ha commosso. Zampa, ma basta guardare le altre 32 partite precedenti al Frosinone per capire che noi siamo dei benefattori, facciamo tutto gratis, regaliamo punti a chi ne ha bisogno perché per noi non è importante vincere, ma retrocedere. E comunque si conferma il motto di quest’anno: finché c’è una speranza, in Verona la deluderà.
 
5) L’ultimo punto lo dedico a lui. Gigi Delneri, per cui dopo i primi match sarei andato in guerra. Quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta, è stato il primo a mollare. Lui è un martello, il suo gioco (e il suo allenamento) è intensità pura e lavoro sulla mentalità. Quando lui ha mollato, lentamente questo Verona si è spento e si è involuto. Lo accuso di essersi fatto travolgere dalle dinamiche dello spogliatoio senza mai essere chiaro nelle scelte. Io, per esempio, voglio sapere perché Moras non giochi più, perché da titolare fisso sia diventato nel giro di qualche ora uno scarto. Questo è tecnicamente sbagliato e umanamente ingiusto. Qualcuno dice: “Si dovrebbe dimettere”. Io dico no. Prenda pure lo stipendio, ma non ci prenda in giro, perché questo non si addice ad un galantuomo e ad un professionista come lui.  
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