Cinque cose che ho visto in Fiorentina-Verona

Cinque cose che ho visto in Fiorentina-Verona

L’Hellas continua a lottare. Ma non si può pensare oltre la partita con il Carpi

1) Chiedo scusa per il ritardo. A Tenerife avevo barattato la visione del match con un barista in cambio di almeno un litro di sangria da consumare al tavolo. Quando al 10′ del primo tempo sono arrivati cinque inglesi per vedere la Premier il tipo mi ha guardato e mi ha fatto capire che se avessi provato a competere sulle consumazioni sarei morto. Così ho atteso ieri sera per vedere il match. E ho visto un gruppo che dopo le stecche contro Udinese e Samp, ha saputo tornare a concentrarsi e a giocare a calcio come mastro Delneri chiedeva. Un gruppo che non ha definitivamente mollato, come si temeva. Anzi, se guardiamo alle occasioni da gol, avrebbe meritato senza dubbio il Verona: su tutte il miracolo di Tatarusanu sulla punizione di Marrone al 4′ della ripresa, e il bis concesso su Toni dopo un gran controllo e un buon tiro del 9. Verona che può anche recriminare un calcio in faccia di Astori a Rebic, che lo aveva anticipato di un paio di giorni su un pallone in area. Siccome abbiamo esaurito gli scaffali, i torti arbitrali portateli direttamente in archivio, tanto nessuno li noterà comunque.

 
2) Delneri si conferma un buon teorico: due mediani e tre centrocampisti fanno cinque uomini, come quelli della Viola, ma che ne ha due in avanti a fare i trequartisti. A centrocampo la palla è sempre Gialloblù, e la Fiorentina è costretta a ricorrere costantemente ai lanci lunghi per saltare la diga del Verona, senza che però Babacar riesca mai a dare la giusta profondità alla squadra. Alonso deve giocare la palla e arrivare al tiro, lasciando pericolosi varchi alle ripartenze del Verona. L’Hellas è solido e tiene. Poi l’uscita di Wszolek per Pazzini dà al Verona più peso in avanti e, in modo scientifico, più ossigeno alla Fiorentina. Ma forse meglio di così avrei potuto fare solo io e gli altri milioni di Mourinho sparsi nei bar.
 
3) La legge dell’ex ha sempre ragione. Rebic migliore in campo. È l’esempio del giocatore di qualità, quelli di cui il Verona avrebbe necessità. Al 20′ del primo tempo si trova a sinistra e anziché tenere lì l’azione, come sembra fanno gli altri nove dell’Hellas, in un lampo legge l’inserimento di Wszolek e lo pesca dall’altra parte della città. Nel secondo tempo triangolo dorato con Marrone e Siligardi con il prestito Viola al tiro. In attesa di capire perché non giochi Gilberto, annotiamo che anche questa volta Fares da terzino non ha fatto un intervento in copertura migliore di quello che avrei potuto fare io e gli altri milioni di Maldini sparsi nei bar. Salviamo Fares dal terzino che non è in lui, vi prego.
 
4) Greco punto dalla tarantola. Coperto da Marrone e dai tre davanti riesce ad esprimere la qualità che possiede al di là di ogni ragionevole dubbio: rompe gioco, riparte e si inserisce. Non si può non essere felici per Leandro. Nel secondo tempo è tutto il Verona a girare bene dopo un primo tempo fatto di ordine e disciplina. L’entrata di Emanuelson ha offerto altre soluzioni: l’olandese, dopo aver fatto la preparazione estiva a gennaio, sta tornando ad avere le sembianze di un calciatore: suo l’assist per bomber Pisano e sue altre iniziative utili a far risalire la squadra.
 
5) L’oscar lo ha vinto anche Leonardo Di Caprio. È il segno che lo merita anche Pisano. Il suo rendimento medio e il numero di gol lo innalzano sugli scudi. Statuetta anche per Gollini, che al 48′ fa una parata su tiro di Kalinić che costringe il croato a pronunciare questa frase: “htaththts zlzzlkske skkel”. Domenica arriverà il Carpi. Rinunciando al gioco che dopo la Samp eravamo morti e che ora siamo un po’ vivi, andiamo a giocarla e poi ne riparleremo sperando di titolare “I cinque gol del Verona che ho visto al Bentegodi”. 
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