CINQUE COSE CHE HO VISTO IN INTER-VERONA

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN INTER-VERONA

Niente punti a Milano, ma a San Siro il Verona è vivo

1) Chapeau al Verona di Milano e ad Andrea Mandorlini. Si è perso 1-0 contro un’Inter lenta, prevedibile e sterile in avanti, ma che se provocata reagisce in modo micidiale: traversa di Sala, ribaltamento di fronte, gol di Melo su calcio da fermo. Il Verona è sceso in campo con una sfacciata difesa a 5 che per quasi tutta la gara è stata solida e attenta, senza concedere nulla ad un’Inter che, in realtà, assai poco ha chiesto. Bene Blanco, benissimo Helander (fossi in Marquez qualche timore inizierei ad avvertirlo), solito cuore Moras (le ha prese praticamente tutte). Discorso a parte per le fasce: molto bene Pisano quando ha avuto il coraggio di spingere (con Sala hanno fatto vedere cose davvero belle, come lo scherzo a Kondogbia, che pare stia ancora cercando il pallone), evanescente invece Albertazzi, che sul gol di Felipe Melo viene annullato: perché c’era lui in marcatura sul brasiliano?

2) Questa partita andava giocata così. Se c’è qualcuno che se la aspettava a viso aperto da parte dell’Hellas può rivolgersi al reparto psichiatrico di Borgo Trento. Mandorlini ha lavorato molto sull’aspetto psicologico (e non psichiatrico), chiedendo e ottenendo massima concentrazione in ogni fase del match. Il Verona si è difeso benissimo ed è riuscito a ripartire e mettere in difficoltà l’Inter. Questa è la strada giusta e non sembra nemmeno in salita: mentalità, atteggiamento e carattere.

3) Come ampiamente previsto, Macello Melo ha colpito ancora. Entrata killer (ovviamente non sanzionata) su Giampaolo Pazzini costretto ad uscire da campo. Sicuramente distorsione, lo staff medico spera che la caviglia non abbia subito altri danni. Al suo posto dentro Siligardi a far coppia con Gomez. Dopo una prima (prevedibilissima) fase in cui rimanevano larghissimi scambiandosi Whatsapp, senza peraltro che nessun centrocampista si buttasse dentro (quanto vorrei un Allan del caso), i due hanno iniziato un dialogo interessante che ha esaltato soprattutto l’ex Livorno: lui molto, molto, molto meglio a due che a tre. In generale tutta la squadra ha sofferto senza un riferimento centrale, e passare dal gioco sulla boa a quello su due attaccanti veloci che si scambiano e non danno riferimenti non è semplice. Ma ce la faremo.

4) Bianchetti dal primo, Helander e Albertazzi al debutto, Viviani confermato nonostante lo scalpitante Matuzalém ed El Chino Zaccagni messo dentro al posto di Sala (anche lui uscito dolorante): quando Mandorlini crede in loro, loro rispondono e raramente deludono. Hashtag: #GiovaneHellas.

5) Jako is quasi back. La traversa colpita ad Handanovic già verso la rete a recuperare la palla è frutto di una perla calciata troppo bene: un po’ più sporca e sarebbe entrata. La lenta risalita sta arrivando alla fine e questo è un grande sollievo. Con Pisano l’intesa è sempre più solida e divertente. Ora speriamo solo che non si tratti di infortunio ma soltanto di affaticamento.

5 bis) Brutte notizie da Roma. La Lazio, reduce dal 5-0 subito dal Napoli, ha abbattuto un Genoa che era parso inaffondabile solo contro il Verona (4 sconfitte in 5 gare, 3 punti solo contro i Gialloblù).

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