CINQUE COSE CHE HO VISTO IN LAZIO-VERONA

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN LAZIO-VERONA

L’Hellas esce con una “manita” dall’Olimpico. Tutto quello che non ha funzionato

1) Una manita per domarli, una manita per trovarli, una manita per ghermirli e nel buio incatenarli. Cinque dita stampate sulle guance di un Verona che sì, si è presentato all’Olimpico brutto e involuto, ma che ha trovato in campo una Lazio che incomprensibilmente, con questo organico, non lotta per la zona Champions. Ciò, ovviamente, non può giustificare la prestazione dei Gialloblù, che non fanno nemmeno finta di crederci: atteggiamento sbagliato da, più o meno, “giocare giovedì sera? Naaaaa”.

 
2) Bassissimi, sfilacciati, senza voglia di correre e passivi. In perenne attesa di prendere gol. Mi ha ricordato il Verona dei vecchi (terribili) tempi l’Hellas di oggi: una squadra che ti dava in ogni istante la sensazione di poter prendere gol anche su rinvio del portiere avversario. Voglio bene a Greco e oggi ha fatto un bel gol, ma quanto è mancata la qualità di un centrocampista di costruzione come Marrone? Leandro, in concorso di colpa con Romulo, fa una tale cappella che il quarto è da considerare autogol: per entrambi il pm dovrebbe chiedere l’ergastolo.
 
3) L’avremmo (forse) persa comunque, ma lasciar correre con Matri quattro misure di reggiseno in offside mi sembra eccessivo. Perché tre minuti dopo Greco mette dentro la punizione e dopo altri sette Toni brinda con l’assist di Wszolek, bevendosi Hoedt agitato non shakerato. Nel calcio poco si riesce a sapere in anticipo, ma se quel terzo gol fosse stato annullato… Continuiamo ad accumulare crediti su crediti, tra errori arbitrali e sgarbi istituzionali. Bei tempi quando Sogliano andava in mix zone a chiedere rispetto per il Verona. Oggi non si alzerebbe un sopracciglio nemmeno se si annullasse un gol regolare contro l’Atalanta, nemmeno se i tifosi venissero lasciati fuori dal San Paolo, nemmeno se fossero mandati in giro scalzi. In che senso “è successo per davvero”?
 
4) Cosa ci portiamo a casa, oltre alla rete con i cinque palloni? Un fantastico movimento difensivo, al 22′, con la nostra linea che sulla punizione di Biglia manda in fuorigioco sei laziali in un colpo solo. Gilberto e la sua follia: non vedevo saltare un uomo sulla fascia dal 2013. Poi incidentalmente scambia l’area di rigore per una pista da decollo e travolge Lulic con il carrello, ma fa nulla. Lasciamo a Roma, invece, l’insostenibile impalpabilità e superficialità di Gomez, che dopo il tiro a giro contro l’Inter prova una sorta di pallonetto con la convinzione di Roberto Baggio davanti a Taffarel e come se il risultato fosse sul 6-0 per noi. Avrei lasciato a Roma anche Jankovic se avesse giocato. In che senso “ha giocato per davvero”?
 
5) Un derby per domarli, un derby per trovarli, un derby per ghermirli e nel buio incatenarli. Il Chievo arriva al Bentegodi assaporando il gusto dell’indipendenza sportiva e “morale” dal Verona. Il Chievo esiste e sta raccogliendo i frutti sportivi e societari di una cura efficace dalla malattia che affliggeva l’ambiente, la rubeite identitarias. Batterli sarebbe un’altra piccola gioia di una stagione da una gioia mai. Speriamo e, laicamente, preghiamo. Amen.
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