CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-FIORENTINA

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-FIORENTINA

Il Verona prova a rialzarsi, ma ancora non ce la fa. Anatomia di una crisi

1) Il Verona ci ha provato. E questa è la notizia migliore. Lo ha fatto contro la seconda forza del campionato che forse esprime il calcio migliore, pratica un possesso palla inebriante e ha la seconda miglior difesa dopo quella dell’Inter. Tanta, troppa la differenza di qualità in campo. Un risultato diverso era davvero difficile. No, questo Verona, nel fango del Bentegodi, non ha sfigurato: Mandorlini ha comandato dal primo minuto un pressing altissimo affinché nessun viola riuscisse a passare il centrocampo palla al piede, per interdire il palleggio dei virtuosi toscani guidati dal master Borca Valero.

2) Tutti hanno provato a dare di più, ma alla fine il tema rimane sempre quello: manca Toni, a chi la diamo? Davanti, insomma, il deserto vero. No, una squadra che gioca contro l’allenatore non gioca così, non diciamo oscenità. Tutti quelli che sono scesi in campo hanno dato il massimo per il Verona, per Verona e per il proprio allenatore.

3) Se la sfiga esiste, dobbiamo averla combinata grossa in questa o in altre vite. Non ne va dritta una, e se per sbaglio accade, il fato rimedia subito. Sul primo gol della Fiorentina, però, la sfiga è attrice non protagonista: abbandonato da Sala che rimane indietro e da Pisano che va a fare il centrale, Pasqual ha un intero week-end per mettere la palla in mezzo con i giri giusti. Un Gollini incerto e un Marquez troppo silenzioso e titubante fanno il resto. Sulla seconda rete viola… non me la sento di chiedere una diagonale a Souprayen, che osserva Kalinic far gol senza nemmeno pagare il biglietto: garçon, in tutto il mondo il terzino deve anche difendere, altrimenti s’appelle bombèr.

4) In zona mista, a fine partita, si è palesato il Presidente Maurizio Setti. Avevamo quasi dimenticato la sua faccia. Invece è vivo e lotta insieme a noi. Ha detto che il Verona ha gli attributi per venirne fuori. E che loro (società) stanno lavorando. E che Mandorlini è confermatissimo. Potete staccare i volantini “missing” dagli alberi, ma non cestinateli, potrebbero servire ancora. Mi faccio serio: c’è bisogno della sua presenza, ne abbiamo bisogno noi, l’ambiente, la squadra. Il simbolo della società non può essere un direttore generale o un amministratore delegato. Il fatto stesso di esserci e parlare da un senso diverso a questa situazione.

5) I ghiaccioli del Verona. Conoscendo Mandorlini ha già fatto un grande sforzo mandando tra i pali Gollini dal primo e Checchin e Zaccagni a partita in corso. Il Checco, classe 97, l’ho seguito match dopo match durante lo scorso campionato Primavera. È un talento naturale, uno dei grandi colpi di Calvetti & Co. È un regista puro che gioca anche in una mediana a due. È entrato al posto di Matuzalem da cui lo separano 17 anni. Io mi fido dell’incoscienza, dell’entusiasmo, soprattutto in tempi di carestia. E temo, altresì, il gioco falloso e puramente interdittivo del veterano: di Felipe Melo in Italia ne basta uno. Le soluzioni agli infortuni possono venire anche dalla Primavera, non snobbiamole a prescindere, e plaudiamo al Grassi (95) titolare inamovibile nell’Atalanta del 70enne Reja.

5 bis) Domenica prossima si va a Modena contro il Carpi. Gli emiliani hanno perso contro il Frosinone dopo averlo fatto, qualche giorno prima, contro il Bologna. A loro mancherà anche Borriello, squalificato. Se torneremo con i tre punti forse davvero non sarà troppo tardi. Altrimenti… non ci può essere un altrimenti.

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