CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-UDINESE

CINQUE COSE CHE HO VISTO IN VERONA-UDINESE

L’analisi dei guai di un Hellas che non sa come vincere

1) Partiamo dalla fine e aggiorniamo le statistiche: contro la Lazio, dal passaggio alla difesa a cinque al rigore su Keita trasformato da Biglia, erano passati tre minuti, 180 secondi. Contro il Chievo dal passaggio alla difesa a cinque al gol di Castro ne erano passati quattro, 240 secondi. Contro l’Udinese dall’ingresso in campo di Helander (al posto di un onesto ma impreciso Siligardi) e al contestuale passaggio ad una sfacciata difesa a 5, al gol di Thereau, trascorrono 8 minuti, 480 secondi. In sociologia una profezia che si autoadempie è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Predizione ed evento sono in un rapporto circolare: passo a 5 perché penso di prendere gol, so che quando l’ho fatto ho sempre preso gol, inevitabilmente mi comporterò in modo tale da confermare il mio timore. E prenderò gol. Cinque perfettamente in linea, impossibilità di ripartenza, reparti stagni: il calcio si trasforma in tiro a segno. E rispetto alle rimonte: contro la Roma il Verona va in vantaggio al 16′ con Jankovic ma viene ripreso 5 minuti dopo da Florenzi. Contro il Torino doppia rimonta dei granata: prima Baselli risponde a Toni e poi Acquah a Juanito. Contro l’Atalanta il tabellino dice Helander, Biglia, Parolo. E poi il derby: a Pisano fa rima Castro.

2) Ci sono ancora 30 partite da disputare e il Verona potrebbe totalizzare 90 punti e vincere il campionato. Appurato ciò, l’Hellas oggi è penultimo insieme al Carpi a quota cinque punti. Più indietro solo il Bologna, fermo a tre. Dopo otto turni i Gialloblù sono gli unici a non aver ancora vinto, e meno di loro ha segnato solo il Bologna, quattro gol, e il Frosinone, sei, che però oggi ha agguantato la seconda vittoria del torneo contro la Samp. Già, la Samp, che fa sì meno paura ma fa sempre paura un po’. Poi Fiorentina (chi ha fede inizi a pregare e anche i laici facciano qualcosa) e Carpi (serve aggiungere qualcosa sull’importanza del match?).

3) Basta numeri. Parliamo del match. Il Verona non ha giocato male, e a parte Matuzalem (che dura 45′ esatti prima di rendersi irreperibile) è evidente che il problema non è (solo) fisico ma è (molto) mentale: reggere il vantaggio minimo senza rischiare ma gestendo il risultato è un’arte raffinata che questo Verona non sa praticare e nessuno sembra saperglielo insegnare. Per spingere spinge, per pressare pressa, per difendere in modo ordinato difende in modo ordinato. Ho visto Mandorlini durante il match chiamare un pressing altissimo. Però, come recita il solito saggio che citavamo sopra, “se ti abbassi e non riparti, il gol prima o poi… arriva”. Manca la rima ma il concetto è quello.

4) I singoli. Molto bene il ragazzo brasiliano con il 19, Grechinho: è in palla e si vede, esce arrabbiato e va bene così. Per me sempre meglio sul piede opposto e un centrocampo di mancini non penso sia un problema. Hallfredsson, confermo giudizio: tra i migliori della Serie A per qualità, forza, cattiveria e cuore: sempre più Emilson, sempre più cuore Hellas.

5) Capitani coraggiosi. Questa è solo una riflessione: perché la fascia da capitano a Pazzini? Mandorlini l’ha sempre utilizzata per responsabilizzare i calciatori a cui affida incarichi importanti, ma il capitano di questa squadra oggi è incontestabilmente Vangelis Moras, e sarebbe bello vedergliela al braccio. A Verona la fascia ha anche altri significati e Pazzini oggi ha altre preoccupazioni.

1 commenti

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  1. MarcoToma - 2 anni fa

    TROVO QUASI PERFETTA L’ANALISI FATTA!

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