Cronaca di una rivoluzione non annunciata

Cronaca di una rivoluzione non annunciata

Tutto quello che (nel bene e nel male) è successo con la Spal. Aspettando Frosinone

Pecchia il rivoluzionario. Che la squadra fosse rimaneggiata a causa degli infortuni lo si sapeva, ma che cambiasse letteralmente volto, nemmeno i maghi indovini lo avrebbero potuto azzeccare. Le rivoluzioni sono di due categorie: ragionate o emotive. Le prime si fondano su un progetto e un’analisi logica, le seconde si materializzano sotto l’urto delle emozioni e spesso della disperazione. La storia dimostra come queste ultime non portino quasi mai a nulla di buono e spesso finiscano per peggiorare, se possibile, le cose.
Qui sta il punto: alcune scelte di Pecchia francamente sembrano più dettate dall’istinto, ovvero dalla voglia di spaccare piuttosto che da un’attenta e lucida lettura delle situazioni. Se ieri sera ci ha convinto la scelta di schierare Boldor in difesa al posto di Bianchetti (una bocciatura?), dalla cintola in su le cose hanno suscitato più di una perplessità. Zaccagni per passo e caratteristiche tecniche, ci pare sia più opportunamente utilizzabile sulla linea dei centrocampisti piuttosto che sulla corsia offensiva di destra. Il ragazzo ha palleggio e visione, ma non è propriamente uno scattista in grado puntare e saltare l’uomo; in quella posizione avremmo forse visto meglio Franco Zuculini, che ha invece doti di dribbling sul breve e rapidità d’esecuzione. Purtroppo il giocatore è apparso ieri sera ancora lontano da una condizione fisica accettabile. Non ha minimamente inciso. Ci domandiamo allora perché metterlo in campo dall’inizio.
Bessa e Fossati avrebbero dovuto farsi carico della baracca e invece hanno entrambi steccato smarrendosi nei labirinti del nervosismo e dell’imprecisione. Mohamed Fares non giocava una partita da oltre due mesi, quando entrò dalla panchina per gli ultimi disastrosi minuti contro il Perugia. Il ragazzo è una scommessa di Pecchia. A gennaio Fusco avrebbe voluto fargli cambiare aria per consentirgli di trovare maggior spazio altrove. L’allenatore ha insistito perchè rimanesse. Ieri a sorpresa lo ha rispolverato schierandolo dal primo minuto: non ha fatto cose strabilianti, ma almeno non ha sfigurato. Suo l’assist fornito a Cappelluzzo nella ripresa, per l’unica vera palla gol creata dal Verona in tutto l’arco della gara. Vista la situazione di emergenza, ci chiediamo perchè Luppi, il cui rendimento al Bentegodi è comunque positivo, sia rimasto novanta minuti in panchina.
La partita ha visto la squadra ruminare e faticare molto senza costruire un granché. Se a Pazzini non è arrivato un solo pallone giocabile, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Che non sia giunto il momento di affiancargli una seconda punta con Bessa a suggerire sulla trequarti? Noi che lo diciamo da tempi non sospetti, lo ribadiamo oggi con rinnovata convinzione.
Chiudiamo infine con i dati: il Verona ha tenuto complessivamente più palla e ha avuto una chiara supremazia territoriale. Con le idee annebbiate, la manovra è però risultata sterile, macchinosa, e prevedibile. Non è una novità. I numeri premiano la Spal con una percentuale di attacco alla porta più efficace e soprattutto un indice di pericolosità nettamente superiore. Gli emiliani hanno costruito tre nitide palle gol: due con Floccari e Zigoni (che destino crudele sarebbe stato se avesse segnato proprio lui…), la terza quando Vicari ha centrato la traversa a cinque minuti dal termine.
Noi abbiamo invece dovuto attendere fino all’ottantesimo per costruirne una degna di nota. Se questo ha passato il convento, in soldoni il punto va bene. In fin dei conti siamo sempre lì. Di buono rimane poco altro, se non la grinta e l’impegno profuso. Da quel punto di vista va detto che la squadra ha risposto. A fine gara Pecchia si è detto soddisfatto e fiducioso per il futuro, dichiarando di aver ricevuto indicazioni positive. Ce ne compiacciamo e speriamo davvero abbia ragione lui. Per quanto ci riguarda confessiamo di essere tornati a casa con addosso una buona dose di preoccupazione e altrettanta perplessità. Sabato si va a Frosinone. Il calcio è materia strana e imprevedibile, dove tutto sembra fatto per essere smentito. Chissà…
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