DA GARDINI A GUASTONI? C’È CHI DICE NO

DA GARDINI A GUASTONI? C’È CHI DICE NO

Dubbi e interrogativi sui movimenti dirigenziali all’interno del Verona

Pare che ormai manchi solo la firma perché Giovanni Gardini diventi un dirigente dell’Inter (non è detto che assuma la carica di direttore generale). Chi scrive pensa, senza troppi giri di parole, che questa sia una buona notizia per l’Hellas Verona e per noi tifosi: dopo un inizio in cui effettivamente GG aveva dato una struttura moderna ed efficiente alla società, repentinamente l’ex Padova, Treviso, Livorno e Lazio aveva avviato una oggettiva opera di accentramento di potere che ha poi portato all’addio di Sogliano, ad una società ad immagine e somiglianza cardinalizia e ad una semi-retrocessione da cui, evidentemente, Gardini molto schettinamente si salverà.

Ma se il suo addio mi fa sorridere e mi fa respirare un’aria nuova, i nomi che sento per la successione mi fanno decisamente piangere. Uno in particolare. Incredibilmente leggo il nome di Antonio Guastoni (sulla destra, insieme all’amministratore delegato del Brescia, Rinaldo Sagramola, nella foto www.bresciaingol.com), l’uomo eletto dai media e dai tifosi liguri tra i protagonisti della incredibile retrocessione della Sampdoria nel 2011 e indicato dagli stessi come reo di aver svenduto Giampaolo Pazzini all’Inter (sua squadra del cuore e di cui era azionista). Giochi del destino, poi, che lui oggi sia a Verona (la sua firma appare sui bilanci 2013 e 2014) e a Verona sia arrivato anche Pazzini. E che il Verona sia quasi in B.
Guastoni è certamente l’ispiratore dell’operazione di cessione del marchio dell’Hellas Verona all’Hellas Verona Marketing & Communication Srl, società costituita nel 2013 controllata al 100% dalla HV7 Srl, ovvero la holding di Setti: il professionista in questione l’aveva già curata per Inter, Brescia e per la stessa Sampdoria, società in cui ha operato per circa 10 anni e di cui è stato anche DS in pectore, pur essendo formalmente solo consigliere d’amministrazione e consulente fiscale.
Ora, chiedo a me stesso: faccio bene o no ad essere un pelino preoccupato?
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