Di nuovo “quel” brivido

Di nuovo “quel” brivido

Il Verona si ritrova nel momento più difficile. La scintilla è quella giusta? Parola ai playoff

di Matteo Fontana, @teofontana

Alzi la mano chi pensava che, dopo la suonata di Cittadella, il Verona avesse più del 30% di possibilità di andare ai playoff. Premessa: non si può parlare di impresa o di chissà quale miracolo. L’Hellas doveva lottare per la promozione diretta ed è uscito dai giochi con largo anticipo. Stava per perdere anche l’accesso agli spareggi, in una stagione che sarebbe stata disastrosa e che deve proseguire a lungo prima che il giudizio cambi.

Non ci è dato sapere se la scintilla sia quella giusta. C’è, di certo, un’altra chance per la Serie A, e  può essere poco o tanto, a seconda dei punti di vista. Poco, perché il Verona ha deluso fortemente le aspettative (e, ci mancherebbe, l’ha ammesso per primo il ds Tony D’Amico). Tanto, perché la fine della storia pareva già scritta, e invece c’è un altro capitolo da leggere, e dopo si vedrà.

Quel che non è in dubbio, invece, è che chi ieri era al Bentegodi ha sentito di nuovo “quel” brivido: essere dell’Hellas, essere con l’Hellas. Essere Verona. Il gol del pareggio di Samuel Di Carmine, il tiro mancino scoccato con la forza di un colpo d’archibugio, ha fatto sussultare lo stadio. Il rigore del 2-1 e la corsa del più discusso dei giocatori gialloblù sotto la Curva Sud ha fatto riaffiorare ricordi belli. Gli anni passano anche per noi, e con il tempo che se ne va si diventa pure più sentimentali, ma l’emozione, suvvia, non la si deve mai nascondere.

Da lì, appunto, occorre ripartire. Gara dopo gara, per quante ce ne saranno, il Verona creda in se stesso come aveva fatto troppo poco per lunghi mesi oscuri. Alfredo Aglietti conosce bene questa piazza, e questo è un pregio e un vantaggio. Qui fu vituperato e poi idolatrato, in una parabola esemplare della splendida malía del calcio. I processi si faranno, come si suol dire, a bocce ferme.

Adesso c’è l’Hellas. Questo Hellas. Quello del brivido che, di padre in figlio, di generazione in generazione, viene trasmesso, con il suo bagaglio infinito di memorie, di sensazioni che hanno scandito e scandiscono le nostre vite. Se sai solo di calcio non sai niente di calcio. Essere qui ora: be here now, diceva John Lennon. Ed è l’unica cosa che conta.

Buon 12 maggio.

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