E chi glielo spiega a “Lancetta”?

E chi glielo spiega a “Lancetta”?

Il Verona con la Spal butta via altri punti. I motivi di una situazione negativa che si ripete

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Nicola fa l’orologiaio, arte e mestiere che gli è valso il nomignolo di “Lancetta”. “Nò se pòl mìa butàr via le partìe così. Ala longa le costa caro” sentenzia lui, anima saggia del Calcio Calcio Club La Carega con cui condividiamo il pranzo del lunedì nell’antico rione nel cuore di Verona. Dice bene l’ottimo Nicola, uno che ne ha visti e vissuti di tormenti attorno all’Hellas. Quel che resta del giorno è tutto nelle sue parole: no, non si possono buttare via partite così. Alla lunga costano caro. L’amarezza sale di pari passo al giramento antiorario degli zebedei. Pensiamo alle occasioni sprecate e questo Verona è ai vertici della speciale classifica: oltre alle due sconfitte interne con Bologna e Genoa, è soprattutto il pareggio di Ferrara a lasciare il maggior sconcerto.
Questa è una squadra destinata a faticare e soffrire per guadagnarsi la pagnotta, ma se non riesce a portare a casa la dote quando ce l’ha praticamente in tasca, allora la faccenda, già seria di suo, va a complicarsi ulteriormente. Più volte abbiamo scritto come il Verona di questi ultimi tempi stia raccogliendo molto poco per ciò che semina. Se contro il Genoa ci si è messo di mezzo pure il VAR, la sconfitta con il Bologna e il pari con la Spal meritano un’attenta analisi ma soprattutto un doveroso meaculpa.
La fragilità sembra essere il karma di questa squadra. Per ottanta minuti il Verona a Ferrara ha fatto ciò che doveva. Si è fatto apprezzare per come ha servito in tavola calcio, pietanza indigesta alla Spal per quasi tutto il pomeriggio. Nicolas ha sbrogliato qualche situazione critica, Caceres ha conferito sicurezza al reparto difensivo, Bessa ha dato ordine, Buchel solidità in mezzo al campo, Verde il fosforo, Cerci qualità e inventiva, Romulo ha suonato la carica. Nulla da eccepire, proprio un bel Verona che meritatamente aveva i tre punti a portata di mano.
Poi, quando serviva solo accompagnare l’inerzia della gara verso il fischio finale di Rocchi, ecco il blackout, il salto nel buio in cui la squadra è piombata. L’asfittica Spal ne ha approfittato acciuffando nel finale un punto che vale tre. Lo ripetiamo, ahinoi, dalla notte dei tempi di questo tormentato campionato: se colpito, il Verona va in bambola; preda della ciribiricoccola, gli si azzera la saliva e va sulle ginocchia in balia dell’avversario. Già vista altre volte (l’uno-due subito dal Bologna su tutte), la storia si è ripetuta nel catino del Mazza.
A questo punto non ci si può limitare a parlare di episodi sfavorevoli, come abbiamo letto nelle dichiarazioni dei protagonisti nel dopopartita. No, non è questa la lettura, se permettete. Qui il problema è un altro, e va individuato nella fragilità di una squadra con un giovane allenatore e tante pedine in organico alla prima apparizione sul palcoscenico della massima categoria. Chi sbaglia, paga ma almeno impara, ci hanno insegnato a dire i nostri vecchi. Servono tempo, pazienza e tanto lavoro.
La pazienza i tifosi sembrano averla esaurita da un po’; il tempo tuttavia (pure la classifica) stringe, spazio per lavorare a fare tesoro di altre lezioni non ce n’è. La tensione va tenuta sempre alta senza cali. Staccare la spina, come a Ferrara, equivale a un suicidio dettato dall’arrendevolezza. Se sarà retrocessione, almeno lo sia con l’onore delle armi dopo aver sputato sangue fino all’ultimo pallone giocabile. Sennò noi, che diavolo potremo mai dire per incoraggiare e infondere un po’ di ottimismo a quelli (tanti, sempre di più) che ci si rivolgono ormai sfiduciati come l’amico “Lancetta”…?
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