E il Verona si scopre più forte anche della matematica

E il Verona si scopre più forte anche della matematica

A La Spezia l’Hellas per la prima volta è sotto nel possesso palla, ma stravince la partita con la forza del gioco

Su queste colonne abbiamo spesso discusso di numeri, com’è da anni ormai abitudine fare nella lettura delle partite del calcio moderno. Dai numeri esce di solito la radiografia di quanto espresso dal campo.  Non per la partita di Sabato.  Per la prima volta quest’anno il Verona è sotto nel possesso palla, 51% per gli uomini di Di Carlo contro il 49% dei gialloblù. Significa che i padroni di casa la partita se la sono giocata a viso aperto e tratti anche in modo arrembante, costringendo il Verona sulla difensiva soprattutto nel primo tempo, giocato a ritmi vertiginosi su un terreno inzuppato d’acqua. Vero. Dal canto suo, L’Hellas ha avuto un indice di pericolosità di poco superiore a quello degli avversari: 42% contro il 40,7% dello Spezia. Anche nei tiri in porta regna l’equilibrio: 5 dei gialloblù contro 4 dei padroni di casa.

Ma allora come si spiega una vittoria così larga? La chiave di lettura si trova nella qualità dell’organico di Pecchia e nella mentalità che questo giovane allenatore ha saputo dare alla sua squadra.  Il largo successo di La Spezia è figlio di uno spirito nuovo che alberga quest’anno nel gruppo. Nonostante il livello dei solisti, l’Hellas di Pecchia è prima di tutto un collettivo. Ha fame e si vede. A inizio stagione imputavamo al Verona un eccesso di eleganza in un calcio giocato in punta di piedi di velluto, talmente bello da sembrare un corpo di ballo del Bolschoi. Siccome il palcoscenico è quello della serie B, reclamavamo meno estetica ma più concretezza e sana cattiveria nei momenti topici. Siamo solo alla prima decade di novembre e il gruppo ha imparato la lezione a memoria.

Il mister ruota gli interpreti, ma la sostanza non cambia. La partita di La Spezia ha detto che questa squadra è capace di fare tutto: ama il fioretto, ma quando serve sguaina la spada. Ama menare la danza, ma non si tira certo indietro quando c’è invece da alzare gli scudi in battaglia. Ama le eleganti movenze di un calcio pulito, ma sa lottare e vincere “sporco”; ama proporre trame ariose ma, se serve, sa chiudersi a riccio; non perde tempo ad ammirarsi avanti allo specchio, ma spinge sempre alla carica in cerca dell’affondo vincente.  Alle buone intenzioni, ha infine aggiunto una buona dose di cinismo: partita dopo partita dimostra di saper colpire al momento opportuno.  Queste sono cose che i numeri non dicono. Il 4-1 di  La Spezia dice il Verona è stato più forte anche della matematica. Visto l’idiosincrasia per la materia di chi scrive, perdonateci se lo diciamo con una vena di godimento.  Alla prossima.

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