Eppure il Verona è ancora vivo

Eppure il Verona è ancora vivo

Con il Cagliari l’Hellas vince quando pare tutto finito. E Pecchia, di nuovo, salva la panchina. Nonostante tutto

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Incredibile ma vero. A sette turni dal termine, l’Hellas è a due punti da Crotone e Spal; quattro da Chievo e Cagliari; cinque dal redivivo Sassuolo. Tutto di nuovo in gioco, tutto per essere fatto e disfatto al banco degli imprevisti e probabilità. Questa corsa per la salvezza sembra ispirata ai cartoni animati di Wacky Races, e ai bizzosi protagonisti di quella serie di Hanna e Barbera quali la charmant Penelope Pitstop, i carognosi Dick Dastardly e Muttley, i cavernicoli fratelli Slag, e l’ingegnoso professor Pat Pending, più tutti gli altri ovviamente. Non illudiamoci e facciamo un passetto alla volta. Poi sia quel che sia, ma salvo almeno l’onore delle armi.
Verona-Cagliari è stato un Football Horror Show. Non poteva essere altrimenti, vista la posta in palio e la tensione che regnava in campo (e fuori). È stata la classica  “partita sporca” giocatasi su poche prime palle, tante seconde palle, e due palle così per chi se l’è sorbita. Ha fatto tutto il Var, la cui vista non si annebbia dalla noia nemmeno di fronte ad un’ora e mezza tanto scialba. Il popolo gialloblù, con il morale sotto i tacchi e la rabbia a copricapo dopo lo scempio di Benevento, chiedeva due cose: le palle appunto, e la testa di Fabio Pecchia. Avuta la prima, ha dovuto rinunciare alla seconda.
Della salvezza del Verona sembra non fregare più nulla a nessuno (anche perché in coro nessuno ci crede): la scena se l’è presa allora tutta la guerra impari tra le parti: da un lato il popolo col forcone, dall’altra Pecchia, rimasto solo a resistere. Davanti non ha più nessuno nessuno a fargli da scudo: l’istintivo Filippo Fusco non c’è più, la società tace, ma lui non molla. Almeno in tre occasioni quest’anno gli si è celebrato il funerale: il primo alla vigilia della sfida col Sassuolo a Reggio Emilia; il secondo a Firenze, il terzo, che appariva il più scontato, ieri. Per tre volte, con la fossa già scavata, si è rialzato dalle ceneri.
il Verona si salverà? Forse sì, più probabilmente no. In passato ne abbiamo viste tante di brutte: dall’incresciosa fine dell’era Garonzi alle due poco onorevoli retrocessioni dell’era Mazzi, dal misfatto Pastorelliano di Piacenza agli inferi della C, fino alla retrocessione di due anni fa.  Mai, e sottolineiamo mai, abbiamo in tanti anni assistito ad un feroce accanimento come quello in atto nei confronti di Fabio Pecchia.
Certo non è un mago, fa i suoi errori, ma fa pure il suo lavoro con onestà, totale dedizione e massima serietà. Non è social (me ce lo vedreste…?), non si erge a capopopolo (ma ce lo vedreste…?), non indossa sciarpa e cappellino (ma ce lo vedreste…?), non si tatua scalette (ma ce lo vedreste…?). La critica è dovuta, così come la protesta, ci mancherebbe pure questo, vivaddio.  La volgare offesa e l’odio anche no, grazie. Riflettiamo un attimo: ma davvero è così difficile tenere alta la guardia abbassando un tantino i toni, e mostrare tutto il proprio disappunto ricorrendo magari a quell’ironia che alberga da sempre nel DNA della tifoseria gialloblù? A noi pare proprio di no.
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