Errori, follie e occasioni gettate, ma il Verona può ancora crederci. Se…

Errori, follie e occasioni gettate, ma il Verona può ancora crederci. Se…

Dopo lo spreco di Ferrara non resta che far punti con chi sta più in alto, ma il mercato dovrà dare risposte

di Andrea Spiazzi, @AndreaSpiazzi

Passata la nottata, smaltita (almeno in parte) la rabbia nel corso della giornata, una riflessione, e forse più di una,  va fatta su quanto accaduto con la Spal. Oltre ai cambi di Pecchia, che, destino di ogni allenatore, quando li fa giusti è bravo e quando li sbaglia è incapace (di più, quando li azzecca è cosa normale e quando no è causa della sconfitta o mancata vittoria), ci sono almeno tre situazioni chiave che anche ieri hanno influito nettamente sul risultato e nelle quali la squadra è ricaduta.

La prima, e più grave, è l’aver smesso di giocare dopo il 2-0. Per paura? Per la presunzione di aver già vinto? Questo se lo devono chiarire i gialloblù, sarebbero comunque entrambi fatti molto preoccupanti. Rimane incredibile come, dopo essere stati bravissimi ad andare in doppio vantaggio, si sia prestato il fianco in maniera così maldestra e plateale alla rimonta. Impressionante. Detto ciò, bisogna dare atto alla Spal di aver approfittato alla grande dell’opportunità. Sono stati bravi.

In secondo luogo, e anche questa non è una novità, si è toccata con mano la pochezza della rosa. Mentre loro inserivano Floccari e Antenucci noi, a parte un Pazzini a meno che mezzo servizio, non avevamo nessuno. Non uno straccio di centravanti. Inoltre, la squadra è tenuta in piedi con la colla, non pochi giocano mezzi acciaccati. Impensabile salvarsi senza un abbondante mercato di gennaio.

Infine ci sono i tragici erroracci difensivi. Non è perché non ci fosse Kean se Ferrari (pur bravo fino a quel momento) e Caracciolo si sono fatti scherzare anche in fase aerea da un piccoletto come Paloschi in occasione del gol che ha dato il via alla risalita della Spal. Non è colpa di Pecchia, poi, se Caracciolo, come già altre volte, decide di buttar giù l’uomo in area. E Rocchi poteva fischiare il secondo rigore anche sul suo braccio galeotto. Questi errori non sono solo figli di lacune tecniche individuali, ma vanno evidentemente inseriti nel blackout generale della squadra, inspiegabilmente impaurita e quindi incline allo sbaglio.

Questi i tre allarmi rossi. Ciò detto, è necessario avere uno sguardo che vada al di là del 2-2 di Ferrara.

Il Verona con le ultime cinque della classe ha perso solo col Genoa. Ha pareggiato in trasferta con Crotone e Spal, e vinto con Benevento in casa e Sassuolo a Reggio Emilia. E’ il dato importante da cui ripartire e a cui aggrapparsi per avere fiducia. Il mini campionato, al momento una A-4, è del tutto aperto e permette anche a chi, come i gialloblù, ha raggranellato sinora solo una manciata di punti, di potersi giocare la permanenza nella categoria. Una sola, tuttavia, si salverà.

Che ci sia bisogno di far arrivare degli attaccanti a gennaio è fin troppo evidente. Non solo. Personalmente daremmo spazio a Silvestri e penseremmo a un terzino/centrale di categoria se, come pare ormai certo, Caceres (anche ieri grande protagonista) andrà alla Lazio. Questo, al minimo.

Come sempre solo i risultati possono risolvere i guai, placare le polemiche e far ricredere chi, vinto dal pessimismo, ritiene che il destino del Verona si già segnato. Risultati che sono arrivati solo in parte con le dirette rivali, quindi ora da raccogliere anche nelle gare con le altre serie A: A1, A2, o A3 che siano. Non ci sono alternative. E chi non ha la tempra per provare a farlo, per favore, si chiami fuori.

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