I nodi al pettine

I nodi al pettine

Tutti gli errori commessi in questa stagione dal Verona si traducono in una retrocessione imminente

di Matteo Fontana, @teofontana

E venne il giorno dell’abusata frase “finché la matematica non ci condanna”. Parole che si porta via il vento, perché sono quelle che ogni allenatore, dirigente o giocatore pronuncia quando si rende conto di non avere più possibilità di farcela, salvo affidarsi all’imponderabile.

Domenica si scriveva di un Verona in grado di salvarsi soltanto in virtù della rotondità del pallone. Con il Sassuolo la malinconica conferma non è mancata. Un secondo tempo come quello disputato dall’Hellas, senza coraggio, senza rabbia agonistica, senza neppure un minimo di spirito di squadra, ha rappresentato un’umiliazione che non va distante da quanto avvenuto a Benevento.

I nodi sono ormai arrivati al pettine. Questo Hellas è stato sempre inadeguato alla categoria, non solo e non tanto sul piano tecnico, bensì in termini di mentalità. Un gruppo che appena prende gol si scioglie (un’unica rimonta completata in tutto il campionato, nel 2-2 col Torino) non può pensare di restare in Serie A. Colpa del tecnico, colpa della rosa, colpa di un mercato a costo zero – il difetto più grave e mai corretto, nonostante i ripetuti allarmi lanciati -, colpa di scelte estive sbagliate? Le risposte vanno in tutte le direzioni e coinvolgono chiunque.

Restano cinque partite da giocare. Nella mediocrità persistente del torneo, il Verona ha persino delle chance di tornare a crederci, ma queste sono fantasie che non hanno nessuna prova a sostegno, perché saranno sì i numeri a sostenerlo, ma sono pure gli stessi numeri che elencano le carenze mai corrette dell’Hellas. Difesa perforabilissima, attacco desolante, centrocampo che tira a campare.

La realtà nuda e cruda è una: questo Verona, a tutti i livelli, merita di retrocedere. E, in questo senso, non ci sono mai state prove contrarie.

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