I PARACADUTATI

I PARACADUTATI

Quando una resa diventa imbarazzante: il crollo del Verona

Colin Shindler, scrittore e produttore televisivo inglese, nel suo libro “La mia vita rovinata dal Manchester United”, rivolge una dedica sarcastica a quei tifosi del Manchester City, la squadra di cui è da sempre sostenitore, che nel corso della stagione 1995-96, conclusa con la retrocessione, lasciavano in anticipo la Maine Road, il proprio stadio, quando il risultato era irrimediabilmente segnato. Ovviamente, a sfavore.

Ieri in molti sono andati via dal Bentegodi ben prima della fine della gara con la Sampdoria. Una resa amara, non  un gesto per evitare il traffico o prendere meno freddo. E quando una tifoseria calda e viscerale come quella del Verona cede all’evidenza, significa che tutto è stato sbagliato. Da “lorsignori”, si intende, per dirla con il compianto Gianfranco Funari. Glossa fuor di metafora, onde evitare equivoci: il riferimento è a chi siede nella stanza dei bottoni.

L’amico e collega Benny Calasanzio, nei giorni scorsi, su questo sito ha pubblicato una disamina articolata degli effetti del “paracadute” per la Serie B. Quei 25 milioni di euro che l’Hellas introiterà in caso (ormai certezza) di retrocessione. Già, una cifra imponente, che permetterà di assorbire il danno economico del tonfo e pure, se ce ne se sarà la capacità, di costruire una squadra che dovrà essere un rullo tra i cadetti: qualsiasi altra opzione è da ritenersi fin d’ora indice di inettitudine gestionale, e non si vuole pensare che possa essere così.

Restano i patimenti emotivi dei tifosi. Un ex allenatore del Verona, uno che la retrocessione in gialloblù sa bene che cosa sia, dice che la parte sana del calcio (come professionisti) sono tecnici e giocatori. Si possono fare ragionamenti e cavillare su quest’affermazione, ma è fuor di dubbio che quando si è sconfitti, al limite, e pure oltre, dell’umiliazione, com’è stato per il Verona con la Samp, com’è stato in generale per tutto questo campionato, chi è sul campo provi un senso di sconfitta interiore.

E poi ci sono i paracadutati. Quelli che vincono comunque. E che non ammettono mai di aver sbagliato. La sindrome di Fonzie è una delle cause che porterà l’Hellas in B. La cosa più ridicola? Che certi sbagli commessi da giugno scorso in avanti sono robe che farebbero rabbuiare persino quel burlone di Ralph Malph.

Già: questi non sono gli “Happy days” del Verona. Ma un paracadute, alla maniera dei diamanti della nota pubblicità, è per sempre.

 

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