Il brodino di Pescara

Il brodino di Pescara

Il Verona e un punto che non cambia la stagione gialloblù

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

Un brodino. A dire il vero in Abruzzo ci saremmo volentieri gustati un bel timballo, ma visti i tempi grami che corrono ci accontentiamo di un tiepido consommè che alla salute bene fa. Dopo i tre ceffoni di Pasquetta, sia quel che ormai sia la deludente stagione del Verona, chiedevamo almeno una prova d’orgoglio. Diciamo che sotto questo profilo la truppa un po’ di attributi ce li ha messi. Il Verona torna da Pescara con un punticino che pone tuttavia una questione: ma questa squadra deve per forza essere presa a schiaffi per mostrare un po’ di vertebra? Ricordate la partita di La Spezia? La situazione era più o meno la stessa, Grosso tanto per cambiare vacillava, e al Picco il Verona sfornò quella che secondo noi rimane la miglior prestazione dell’altalenante stagione gialloblù. A Pescara non abbiamo visto cose tali da riferire alle dotti menti del supercorso di Coverciano, tuttavia la squadra la sua onesta partita, condita dall’immancabile amnesia difensiva iniziale, bisogna pur dire che l’ha fatta. Ai punti il verdetto avrebbe premiato il Verona, ma quelle cose lì col calcio c’entrano più o meno quanto la reintroduzione delle province col contratto di governo. Quindi sorvoliamo.

 

Ciò che ci preme sottolineare è altro. Noi il Verona lo vorremmo sempre veder giocare con un’anima. Il fatto che la tiri fuori solo quando viene preso a calci nel sedere, è la cosa che ci fa più male. Ma che storia è mai questa: immaturità? Fragilità? Lassismo? Presunzione, o che altro? Nel calcio come in tutti gli altri sport, così è la vita, nessuno ti regala niente. Se vuoi e credi veramente in una cosa devi lottare con tutte le tue forze per andartela a prendere. Sempre e a prescindere. Non solo quando ti ritrovi con l’acqua alla gola e vuoi salvarti la reputazione togliendoti il rosso paonazzo dalle guanciotte. Partite come quelle di La Spezia e Pescara dimostrano che se si vuole, qualcosa di meglio si può anche fare. Non è una questione di risultati, ma di voglia e cuore. È troppo?

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