Il calcio di Pecchia, un “canto libero” alla Lucio Battisti

Il calcio di Pecchia, un “canto libero” alla Lucio Battisti

Arrivato tra scetticismi e ironie, l’allenatore del Verona ha costruito una squadra che vince e diverte

Scetticismo e facili ironie avevano accolto Fabio Pecchia al suo arrivo in città.  Pochi mesi e ne tessiamo le lodi. Così vanno le cose nel pazzo mondo del calcio.  Siamo solo alla fine di ottobre e il Verona è solo in testa alla classifica con cinque punti di vantaggio sulla seconda e ben sette sul gruppo delle terze. La squadra gira a meraviglia: vince, fa gol a grappoli, e diverte giocando a tratti  un calcio da far invidia a molti anche in massima serie. L’allenatore era stato chiaro sin dal primo giorno: “voglio costruire nel gruppo una mentalità vincente: la mia squadra deve andare sempre in campo per i tre punti. Lo dobbiamo ai nostri tifosi, che sono il vero patrimonio dell’Hellas”.

In controtendenza con un cattivo costume del calcio attuale, Pecchia non è il classico allenatore catapultato dall’alto su un panchina: da buon studente ha fatto un suo percorso e ha saputo attendere il suo momento. Dopo aver fatto apprendistato per tre anni a fianco del maestro Benitez, lo ha trovato a Verona. La sua idea di calcio offensivo e totale  sta facendo ricredere anche i più scettici. Il suo entusiasmo e la voglia di vincere sono coinvolgenti. Lo ha confermato lo stesso Pazzini nella conferenza stampa di mercoledì scorso quando ha parlato di “gruppo fantastico e staff tecnico molto preparato con cui si lavora davvero bene”.

Il Pazzo è rinato. L’ectoplasma dello scorso anno è per fortuna solo un lontano ricordo. Viene da pensare che colui che vedevamo solo pochi mesi fa annaspare in campo, fosse in realtà suo cugino. Oggi  il vero il Giampaolo Pazzini lotta su ogni pallone, fa gol a grappoli, e batte ogni record; ritrovata la fiducia, è ora l’uomo simbolo attorno al quale si stringe il Verona del nuovo corso. In questo c’è anche la mano di Pecchia, che ha sempre creduto in lui, e su di lui ha puntato senza la minima incertezza affidandogli i gradi di leader del gruppo. Lo ha rigenerato ridandogli stimoli e motivazioni. Stesso discorso vale per Matteo Bianchetti, altro che sta mostrando un volto nuovo: sicuro, preciso, piedi educati, agisce sia da centrale che all’occorrenza da terzino destro.  Da sempre nell’occhio della critica,  in estate doveva andare alla Sampdoria. Quando l’affare sembrava fatto, il ragazzo si è impuntato per rimanere a Verona, rinunciando alle luci della serie A e a maggiori guadagni. I fatti gli stanno dando ragione.

La verità sta nel fatto che le idee di Pecchia hanno da subito conquistato i favori del gruppo: il suo progetto vede il modulo al servizio dei giocatori, anziché il contrario. Niente ortodossie, ma un calcio più leggero, più fresco e libero da fisse e rigide posizioni, in grado di esaltare le qualità tecniche del singolo per il bene della squadra. Mettendola in musica, verrebbe  da parafrasare Lucio Battisti e intonare “il mio calcio libero”.  Pecchia lavora su un’idea di 4-3-3 aperta a mutazioni: a centrocampo il movimento e l’intercambiabilità sono in continua evoluzione: in tal modo gli avversari perdono riferimenti e faticano a trovare le contromisure. Ennesima prova di questo, è stata la partita di ieri con la Pro Vercelli: partito con il consueto 4-3-3 con Bessa esterno alto a sinistra, Pecchia ha rimescolato le carte e ridisegnato la scacchiera con due mediani, Maresca e Fossati, alle spalle del brasiliano libero di agire da trequartista, ruolo che ama sin da quando era ragazzo e in cui può dar libero sfogo alla fantasia e alle sue doti di fine palleggiatore. Romulo, spostato in corsia, ha avuto effetti devastanti per la malcapitata linea difensiva piemontese.

Il Verona ripensato dal suo allenatore è stato straripante e ha offerto spettacolo. Il popolo del  Bentegodi gradisce e si diverte.  Non accadeva da un bel po’. Aver ritrovato l’entusiasmo della tifoseria, è il primo obiettivo raggiunto in questa stagione. Per quello più importante, c’è ancora molta strada da fare. Tuttavia, è fuor di dubbio che abbiamo imboccato quella giusta. Intanto  riconosciamo a Pecchia, uomo serio, preparato, onesto, coerente con le sue idee, i suoi meriti. Ne ha molti.

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