Il crollo del Verona, la squadra e le scelte di Pecchia

Il crollo del Verona, la squadra e le scelte di Pecchia

Le diverse soluzioni provate dall’allenatore gialloblù non hanno dato i frutti sperati

di Michele Tossani, @MicheleTossani

Il Verona si trova ad un passo dall’abbandonare quella serie A faticosamente riconquistata lo scorso anno. I numeri di questa annata parlano chiaro: i veronesi hanno vinto appena sette partite, perdendone ben ventiquattro (record negativo del Verona nella massima serie) mostrando fragilità a livello difensivo (71 reti concesse, seconda peggior difesa del campionato) e inconsistenza a livello offensivo (28 gol segnati, meglio soltanto del Sassuolo).

Le maggiori critiche per questo campionato così disastroso sono state rivolte, da stampa e tifosi, al presidente Maurizio Setti, all’ex direttore sportivo Filippo Fusco e al tecnico Fabio Pecchia.

A Setti e Fusco viene rimproverato il fatto di aver costruito una compagine non attrezzata per affrontare un campionato come quello di Serie A ma anche di non aver adeguatamente rinforzato, durante il mercato invernale, la rosa a disposizione di Pecchia.

All’allenatore di Formia vengono invece mosse una serie di contestazioni relative alla gestione tecnico-tattica della squadra. La prima di queste critiche riguarda il fatto di non aver saputo dotare l’Hellas di una identità tattica precisa. In realtà, se si guarda bene, il Verona di Pecchia aveva una sua proposta di gioco. Partito con l’idea di riproporre il 4-3-3 e quel tipo di gioco aggressivo, fatto di pressing alto e palleggio nell’altra metà campo, utilizzato durante la cavalcata che al termine della scorsa stagione aveva riportato gli scaligeri in Serie A, il 44enne ex centrocampista della Juventus aveva poi optato per un calcio più pragmatico, incentrato su di un 4-4-2/4-2-4 nel quale veniva richiesta alta intensità ai quattro riferimenti offensivi per un continuo movimento e scambio di posizioni.

Questo cambiamento nel gioco, con una fase di costruzione meno elaborata e con la ricerca della profondità come imput principale per la squadra, aveva in parte migliorato le prestazioni del Verona, anche se i risultati sono rimasti sempre altalenanti.

Perso per infortunio Kean, l’attaccante più pericoloso fino a quel momento (quattro reti segnate, 5.30 in termini di expected goals), l’attacco del Verona è andato sempre più inabissandosi, come dimostra il dato di appena quattro reti segnate dal derby col Chievo (prima partita senza lo juventino a disposizione) in poi.

La crisi offensiva dei gialloblù è andata di pari passo con le problematiche relative alla fase di non possesso. Nello stesso arco di tempo preso in esame, cioè dal confronto col Chievo ad ora (nove partite), il Verona ha incassato ben 20 reti. Questo nonostante il tentativo di Pecchia di dare maggior equilibrio alla squadra riproponendo il 4-3-3.

Fermo restando la qualità non eccezionale della rosa a disposizione, il problema è che Pecchia si è affidato quasi esclusivamente alla qualità dei singoli, il cui valore medio ad oggi non è, come detto, elevato.

Di contro, l’allenatore gialloblù avrebbe probabilmente dovuto dare alla squadra una struttura di gioco più elaborata, in grado almeno parzialmente di sopperire alle mancanze dei giocatori. Praticando invece un calcio basato più su principi che schematico il risultato è quello di dipendere maggiormente dalla qualità complessiva della rosa a disposizione. In questo senso, un esempio opposto è dato dal Benevento del girone di ritorno.

Indipendentemente dal valore complessivo dei giallorossi, la squadra di De Zerbi ha mostrato di praticare un preciso tipo di calcio, fondato sì su alcuni principi di gioco ma anche su giocate provate in allenamento.

Una fase difensiva più organizzata avrebbe forse aiutato la squadra gialloblù a mascherare i limiti individuali. Di contro c’è da dire che, in fase di possesso palla, il Verona ha comunque creato qualcosa anche se la mancanza di qualità sotto porta ha vanificato ogni sforzo, come è evidenziato dal confronto fra le reti attese (32.37) e quelle effettivamente realizzate dal Verona (24).

Un altro appunto mosse nei confronti del tecnico veronese è quello che riguarda il continuo spostamento dei giocatori in campo, di partita in partita o anche all’interno degli stessi novanta minuti di gioco. Così abbiamo visto Mohamed Fares utilizzato da terzino sinistro come da riferimento avanzato o Romulo utilizzato da esterno basso ma anche da interno di centrocampo. Se la duttilità di alcuni giocatori è un fattore importante in ogni rosa, il continuo tourbillon cui alcuni gialloblù sono stati sottoposti ha finito per confondere loro le idee e privare la squadra di precisi punti di riferimento nelle posizioni in campo.

Legato a questo problema c’è quello relativo al non aver individuato la coppia (o terna) di centrocampisti centrali titolari, con i vari Valoti, Buchel, Calvano, Zuculini, Fossati…fino al giovane Danzi, utilizzati di volta in volta senza grande continuità, anche a causa degli infortuni occorsi. Anche in questo caso si potrebbe comunque sottolineare il livello di una rosa che non ha permesso a Pecchia di fornire risposte adeguate in merito ai giocatori che avrebbero dovuto fungere da collegamento fra il primo e il secondo campo.

 

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