Il dado è tratto

Il dado è tratto

Con Cassano e Cerci insieme a Pazzini, al Verona può succedere di tutto, meno che annoiarsi

“Cassano è un campione, un giocatore di grande qualità.  Ma non sono cose che dovete chiedere a me” aveva detto Fabio Pecchia venerdì scorso sulla scalinata di Palazzo Barbieri.  Pareva che il  tormentone di giugno fosse una pazza idea finita nel cestino e invece ecco che Fusco rompe ogni indugio, prende tutti in contropiede e varca il Rubicone.

In 48 ore il DS gialloblù ingaggia Alessio Cerci e Antonio Cassano.  Sul tavolo verde del calciomercato il Verona fa  dunque All In. Da bella addormentata, la società di Via Belgio si eleva al rango di regina mettendo a segno una doppietta di grande effetto. L’Hellas cala un tris d’attacco che fa sognare i tifosi; Cassano, Cerci, Pazzini. La carica dei trentenni (e oltre).  La suggestione è altissima. Le incognite pure. Pazzini dopo le pene del primo anno in gialloblù, ha mostrato il suo vero volto e condotto a suon di gol la squadra alla risalita. A 33 anni  è ora chiamato alla conferma in massima serie. Se supportato dalla salute, non vediamo perché non debba riuscirvi. Sarà lui infatti il primo beneficiario nell’avere a fianco due fantasisti dai piedi di velluto come Cerci e Cassano. Qui tuttavia si annidano i punti interrogativi.

Fossimo in Pecchia, faremmo volentieri due chiacchiere con il ct della Nazionale Gian Piero Ventura. Alessio Cerci le cose migliori in carriera le ha fatte a Pisa e a Torino con il tecnico genovese in panchina. Lasciato il Toro tre anni fa è andato in cerca di gloria e fama a Madrid, sponda Atletico. Non gli ha detto bene. Il trentenne talentoso esterno di Valmontone viene infatti da due stagioni molto tribolate, in cui ha giocato poco o nulla, e per di più male. Ha ora grande voglia di rilanciarsi. Questa è la leva su cui fa forza per rinascere. Le rive dell’Adige potrebbero essere l’ambiente giusto per ripartire. Tatticamente, si adatta benissimo sia al 4-3-3 che al 3-5-2 di Pecchia. Può infatti giostrare sia da esterno che da seconda punta. Ha dribbling, tiro, e visione. Insomma, se trova la luna giusta e accende la miccia può veramente fare la differenza. L’entusiasmo con cui lo abbiamo visto accettare la nuova sfida fa ben sperare.

Lo stesso discorso motivazionale vale più o meno anche per Antonio Cassano. I dubbi riguardano semmai la condizione atletica, l’instabilità del carattere, e la collocazione tattica. Su di lui c’eravamo già espressi in tempi non sospetti. A 34 anni e qualche chiletto di troppo, Cassano è reduce da un lungo periodo di stop. Delle ultime tre stagioni, ne ha disputata a stento una e mezza. Non gioca una partita dal 8 maggio dello scorso anno, allorché all’indomani della pesante sconfitta nel derby con il Genoa, la Sampdoria lo mise fuori rosa.

Chiaro che la prima cosa da fare è recuperarlo dal punto di vista fisico e rendergli una condizione accettabile.  Sulle bizze del suo carattere si potrebbe scrivere un libro (cosa che del resto ha già fatto lui stesso). Il termine Cassanata è entrato nei dizionari. Siamo però convinti che l’orgoglio e la voglia di dimostrare alle cassandre che per la pensione c’è tempo, possano tenere a freno i bollenti spiriti. Per carità, non ci aspettiamo che indossi i panni del grande saggio, ma perlomeno che resti nei ranghi. Sa anche che potrebbe essere lui il nuovo idolo del Bentegodi. Come tutti i grandi fantasisti, la collocazione tattica non è semplice.

FantAntonio ama la confidenza con il pallone, la giocata di classe, non certo la mobilità. Pecchia nel suo 4-3-3 richiede gamba. In alternativa il sarto di Lenola potrebbe ritagliargli un abito da trequartista rifinitore a ridosso di Cerci e Pazzini in un 4-3-1-2 con Bessa, Romulo, e Zuculini sulla linea di centrocampo. Vedremo. Tutto lavoro per il mister.  Quando meno ce lo aspettavamo in 48 ore ci siamo tutti ritrovati di fronte a una grande scommessa,  ricca d’intrigo, fascino, e incognite. Alea iacta est, il dado è tratto. Intanto una cosa è certa: non moriremo di noia.

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