Il futuro del Verona

Il futuro del Verona

Un “sistema” da rivedere per il prossimo Hellas: ecco lo scenario

Dalla lettera del presidente Setti ai veronesi (Salmo 1, primo versetto) emerge che, ancora una volta, si andrà avanti senza fare i conti con il passato. Il problema, trascurabile, è che avanti c’è il burrone, ma dirlo potrebbe sembrare “negativo”. Se un anno fa, di questi tempi, si era già stabilito di rivoltare il management (via Sogliano e tutti coloro che, ad ogni livello, non rispettavano il “sistema” di potere gardiniano), oggi Setti ha qualche grattacapo in più.


In primis: chi sarà il prossimo Direttore Sportivo? Riccardo Bigon ha da tempo esaurito ogni chance: la peggior stagione di sempre del Verona e le parole di Toni (“Siamo scarsi fin dall’inizio, giocatori inadatti alla serie A”) suonano come una bocciatura totale dell’operato dell’ex ds del Napoli. Riconfermarlo in B rischia di diventare un boomerang per tifoseria, ambiente e spogliatoio. Attenzione, però: Bigon ha un altro anno di contratto (a cifre superiori a 250 mila euro più bonus sportivi) insieme ai suoi tre collaboratori dello scouting (Zunino, Mantovani e Micheli, che percepiscono al lordo quasi 450 mila euro). Licenziarli avrebbe un costo di poco inferiore al milione di euro. E su questo argomento Setti è molto sensibile. Così come, sullo stesso argomento, fanno leva i venti che spirano incessantemente da Milano: la conferma di Bigon (e dell’assistente Barresi) significa che, inevitabilmente, Gardini continuerebbe ad avere un’ascendenza forte sulla governance del Verona. “Presidente, la colpa è degli infortuni, una cosa mai vista prima, mi creda, guardi i dati statistici. Forse colpa di un cambio tardivo dell’allenatore, per carità, ma ricordiamoci la gestione sportiva precedente, Presidente. Cosa ci possiamo fare noi? Non è colpa nostra”. E altre filastrocche varie con il solito tono cardinalizio. Diciamo che, se qualcuno volesse continuare a manovrare dall’alto, dovrebbe sperare che non arrivino altri direttori generali di peso e che, tantomeno, siano legati a un giro di procuratori “meno amici” di quelli attuali. Perché pare che a Verona tutti debbano essere “amici di amici”.

 

La riflessione su Bigon, dunque, è legata al contratto in essere: per liberarsene servono soldi. A meno che lui non abbia una squadra che lo voglia e a quel punto sia lui a togliere il disturbo: ma qui, in realtà, è più Bigon che si è offerto a qualche club con i primi contatti che risalgono già nel mese di febbraio, proprio mentre l’Hellas era in piena lotta salvezza (una squadra in particolare: non troppo lontana da Verona e sempre in Serie A, provate a indovinare…). Per carità, è normale che Bigon si cauteli: ricordiamoci, che un anno fa, sotto contratto con il Napoli, venne in visita segretamente negli uffici di via Belgio. Bigon si guarda in giro, per non restare a bocca asciutta. E Setti questo lo sa, ma sa anche che sarà difficile liberarsi di lui (e del suo staff) senza pagare.

Ecco, allora, che spunta Toni come dirigente: non DS, attenzione, non avendo il patentino per esercitare (ma è una cosa che già quest’anno ha iniziato a studiare con l’appoggio di Mandorlini). Potrebbe intanto svolgere un ruolo alla Di Vaio (club manager e giocatore part time, magari preparando un addio al calcio con la promozione in A del Verona). Domanda: come farebbe a lavorare a fianco di Bigon, dopo che gli ha dato dell’incapace (professionalmente parlando, beninteso)? La risposta è che i soldi azzerano tutto, in questo mondo fatto di rari sentimenti e rarissime emozioni. In questo caso Bigon potrebbe essere relegato a un ruolo di secondo piano. Sempre che accetti.

Altro capitolo: chi sarà l’allenatore? Mandorlini è un’idea, soprattutto perché, al lordo, percepisce quasi 1.300.000 euro (con lo staff arriviamo a più di 2 milioni). Tenete a mente le cifre, perché il paracadute è di 25 milioni. E le cifre sono molto importanti. Bigon e Mandorlini possono coesistere dopo che uno ha cacciato l’altro? Siamo sicuri? Sì, i soldi azzerano tutto. E Bigon potrebbe essere relegato a un ruolo di terzo piano. Sempre che accetti.

Lo scenario, quindi: Toni dirigente, Mandorlini coach con ampi poteri, Bigon DS sulla carta. Questo permetterebbe la miglior soluzione di bilancio, senza spese extra, e salvaguardando il “sistema”. Ma siamo sicuri che, visti i rapporti fra i personaggi e visto come è andata quest’anno, funzioni tutto a meraviglia in Serie B? Dimenticavo: il dg, almeno nell’aria, rimarrebbe Gardini (dato che i contatti con l’assistente Barresi sarebbero quotidiani e continui a tutt’oggi). La regia sarebbe affidata (così come ha scritto Matteo Fontana sul Corriere di Verona) al plenipotenziario agente Tullio Tinti, diventato anno dopo anno (fino alla sua consacrazione dopo l’uscita di Sogliano) consigliere di fiducia di Maurizio Setti. Lui che è agente di Toni e di Pazzini, oltre che manager dell’allenatore Mandorlini. Ed è anche grande amico del commercialista Antonio Guastoni (sono entrambi di Brescia). Già, ricordate, proprio colui che fu indicato come possibile nuovo dg, colui che fu indicato a Genova come l’uomo della retrocessione della Sampdoria (con la contestata cessione di Pazzini all’Inter): grazie ad una vera e propria mobilitazione mediatica, non sarà mai di fatto il dg, ma il suo studio partecipa in Lega Calcio alle assemblee tecniche per nome e per conto del Verona.


Allora, viste le nefandezze sportive di questa stagione, perché non provare a cambiare? Nuovo dg, nuovo ds, nuovo allenatore. Perché non rivoluzionare tutto? Oggi si sono spesi molti nomi per le varie cariche: Pierpaolo Marino, Giorgio Perinetti, Roberto Zanzi (amico di Tinti, già con Setti a Bologna) per il ruolo di direttore generale, mentre Rocco Maiorino, Manuel Gerolin, Ivone De Franceschi (oggi osservatore nell’Inter del dg Gardini, anch’egli amico di Tinti) nel ruolo di direttore sportivo. Altri ne usciranno da qui a maggio.
Anche il nome di Sean Sogliano si è vociferato in lontananza (nonostante il legame con il Genoa, siamo sicuri che lo strappo con Setti non possa ricucirsi con un passo avanti presidenziale?). Certo, tutti questi nomi avrebbero un unico significato: cambiare il “sistema”. Un sistema che oggi, caro Presidente, l’ha portata/ci ha portato dritti in B. Rifletta, Presidente, si prenda il tempo necessario per decidere. Sono giorni cruciali per riemergere dal baratro in cui è finito/siamo finiti. Basta una semplice autocritica, un passo indietro o uno avanti, per tornare a sorridere. E magari, un domani, si volterà indietro e sorriderà al “sistema” che è causa di tutto ciò.
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