Il gioco delle colpe

Il gioco delle colpe

La retrocessione ha molti padri, ma dopo l’assunzione di responsabilità occorre ripartire

di Matteo Fontana, @teofontana

Cantava Edoardo Bennato: “È stata tua la colpa allora adesso che vuoi? Volevi diventare come uno di noi, e come rimpiangi quei giorni che eri un burattino senza fili e invece adesso i fili ce l ‘hai!“. Il Verona retrocede e parte il gioco delle colpe, nella discussione a oltranza sui responsabili di quanto avvenuto, ossia di una delle peggiori (per molti versi proprio la peggiore) stagioni gialloblù in Serie A.

Finisce a Milano, il fatidico 5 maggio, un percorso che, quanto a colpe, è da record. Una massima sportiva dice: “La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana“. In questo caso, in realtà, in molti si sono attribuiti il peso del disastro. L’ha fatto Maurizio Setti – che non ha investito quanto necessario per allestire una squadra adatta alla categoria e non ha fatto a tempo e luogo certe scelte: chiaro che i bilanci in regola sono fondamentali, però il risultato non deve essere accantonato a prescindere -, l’ha fatto Fabio Pecchia. Ha resistito su una zattera per mesi, il tecnico gialloblù, ma alla fine le onde sono state troppo forti. L’ultimo periodo di questo campionato è stato un tuffo nel vuoto, un disastro completo.

L’aveva fatto, in precedenza, Filippo Fusco. Si scrisse, quando arrivarono le sue dimissioni, che il suo addio era da considerarsi un segnale di resa, come il rumore che fa la spugna sul ring, gettata dall’angolo del pugile groggy, ormai travolto dall’avversario. L’aveva fatto ammettendo gli errori commessi sul mercato, i tempi sbagliati, la gestione difficile di alcune (molte) situazioni.

Se mettiamo insieme tutte queste ammissioni di colpa, l’effetto che risulta è chiaro: il Verona, nelle sue componenti, è deragliato in ogni settore. Ci ha provato, ma mai a sufficienza. Tratti di personalità e coraggio agonistico si sono visti soltanto di rado in un gruppo di giocatori che non è mai parso credere sul serio nella salvezza, eccezion fatta per qualcuno, perlopiù, spesso, attore non protagonista sul campo.

Dal gioco delle colpe esce triturato l’Hellas. La ricostruzione deve partire subito, perché il calcio è bestiale e feroce, ma anche bellissimo e confortante: c’è sempre un altro campionato da disputare. Si finisce a primavera, si riprende in estate. Viene il caldo, arriva il freddo, torna il caldo. Quando niente va bene, resta questa certezza. Si volti pagina. E lo si faccia sul serio.

 

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