Il lodo Cassano

Il lodo Cassano

L’estate non è ancora iniziata ma un tormentone c’è già

Ce l’avessero propinato in spiaggia sotto l’ombrellone, il Lodo Cassano avrebbe avuto forse un suo perché. .  In fondo, visto che un lodo in Italia non si nega a nessuno, ci sta.  Il diretto interessato ha furbescamente alimentato il falò con una dichiarazione d’amore incondizionato verso Verona e la sua squadra. Ne prendiamo atto, ma in tutta onestà non capiamo dove tanta focosa passione tragga origine visto che in passato, pure recente, il Bentegodi non lo ha mai accolto a lancio di petali, anzi. Ieri Filippo Fusco ha indossato la divisa da pompiere: ha confermato l’ammiccamento, ma allo stesso tempo ha rivelato di essersi opposto all’arrivo di Cassano a gennaio, in quanto “avrebbe stravolto gli equilibri” (parole sue).  Ha infine chiosato dicendo che nulla è deciso e che la questione è tutta da valutare.  Bene ha fatto.
Il ds ha sottolineato che la società vuole ripartire dall’ossatura che ha centrato la promozione con in testa ovviamente Fabio Pecchia. Ci chiediamo allora come un personaggio come Antonio Cassano, possa risultare destabilizzante a gennaio e costruttivo a giugno. Almeno che non ci troviamo dinanzi a una quattro stagioni, la questione appare abbastanza curiosa. Il Verona ha in rosa giovani di valore sui quali continuare ad investire per modularne crescita e maturazione. Che il presidente Setti sia affascinato dai mercatini dell’antiquariato è fuor di dubbio. Lo è altrettanto che l’unico vero affare a usato sicuro andato a buon fine è stato quello di un campione a 360° come Luca Toni. Dal Mercante in Fiera sono però arrivati anche tromboni come El Capitàn Rafa Marquez e El Conejo Xavier Saviola. Che per la massima serie ci sia bisogno di qualche elemento di comprovata esperienza, lo sanno anche in gradini del Bentegodi. Pecchia tuttavia ha bisogno di risorse, non di problemi. Di quelli si troverà ad affrontarne in abbondanza. Perchè quindi aggiungergliene?
In questa ottica riteniamo che Antonio Cassano sia un rischio che non val la pena di correre. Troppe le incognite. Il talento è fuori discussione, ma testa e gambe assolutamente sì. A 35 anni l’ex Pibe di Bari Vecchia è fermo da un bel po’, negli ultimi due anni ha giocato pochissimo. La linee rotonde ne erano testimoni l’ultima volta che lo abbiamo visto (si fa per dire) sgambettare. Temiamo siano ulteriormente lievitate. Sul carattere, o meglio sulle Cassanate, si potrebbe scrivere un libro. Anzi no, perché lo ha già fatto lui stesso. La sua carriera incompiuta è il diario di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, dei condizionali al posto degli indicativi; di treni mancati perché al binario si presentava regolarmente in ritardo, di plateali sceneggiate, litigi e soprattutto di promesse fatte e regolarmente non mantenute (per i dettagli rivolgersi a Capello, Prandelli, Garrone solo per citare qualcuno).
A noi basterebbe e avanzerebbe per dire grazie e arrivederci, ma siccome la leggenda popolare narra che saremmo tuti mati, la tesi che a Verona un tipo così si troverebbe benissimo sta trovando inaspettato credito. (S)parlando di sana follia vengono scomodate in queste ore icone come Zigo e Elkjaer. Perdonateci se per l’occasione invochiamo l’immediato ripristino della pena per il delitto di lesa maestà, ma ci pare quanto mai necessaria. Non scherziamo…quei due, saranno stati un po’ matti, ma in campo davano tutto mettendosi al 100% a disposizione del gruppo con la massima dedizione e rispetto. Cassano ci avrà pure provato, ma nei fatti ha dimostrato di essere altro.Probabilmente la differenza sta tutta qui. Confondere le due cose provoca di solito danni irreparabili. Bisognerebbe tenerlo bene a mente. 
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