Il peso della difesa

Il peso della difesa

Verona, mercato okay a centrocampo e in attacco. Ma è dietro che si fa la differenza

di Matteo Fontana, @teofontana

Il Verona sta allestendo una rosa all’altezza delle ambizioni che un club come l’Hellas deve avere quando si trova in Serie B: competere sempre e comunque per la promozione. Maurizio Setti, dopo due anni di risanamento dei conti – un altare su cui è stato sacrificato, nella stagione in A, il risultato sportivo – è tornato a investire. Sono arrivati giocatori che, in categoria, hanno dimostrato di essere dei fattori reali: Laribi, Henderson, Balkovec (a breve verrà ufficializzato il loro trasferimento dal Bari fallito) e Crescenzi sono quelli che spiccano di più. Cissé e Matos, già conosciuti, possono cambiare il volto dell’Hellas. Gustafson è in prestito dal Torino, ma la formula scelta è un’eccezione che, fino a qualche mese fa, era una regola. E Di Carmine è l’attaccante “intimidatore”, per cui molto è stato speso e di cui c’ era bisogno. Con o senza Pazzini, si vedrà.

A poco più di tre settimane dalla chiusura del mercato, tuttavia, c’è una priorità che diventa determinante per capire fin dove, in linea di pronostico, il Verona potrà spingersi. La difesa è stato l’enorme guaio dell’Hellas dal 2013 a oggi. Una fragilità arretrata che si è palesata in modo enorme in A: 68 gol incassati nel 2013-2014, 65 nel 2014-2015, 63 nel 2015-2016, 78 nell’ultimo campionato. In B, nell’annata della promozione 2016-2017, ne subì 40, che pochi non sono, per chi sta al vertice. Il totale è solare: fa 314. La media, persino di più: 62.8 a stagione.

Il calcio è un gioco semplice. Segna una volta più degli altri e hai vinto. Ma poi c’è anche da prenderne uno di meno, se si vuole guardarla dall’altro lato. Machiavellicamente, senza difensori le fortezze servono a poco. Banale, lapalissiano, concetto alla Catalano, si dirà? Eppure i numeri sono sempre dei fedelissimi alleati. L’Hellas cerca saldezza nel reparto arretrato (poi si ha sempre buon gioco a parlare di “fase”, ma è la qualità individuale che cambia anche quest’aspetto) come non se ne vede dai tempi in cui a comandare dietro era Domenico Maietta: i gialloblù, nel 2012-2013, subirono 32 gol. Erano fortissimi in attacco, con Cacia micidiale Terminator, ma avevano abbondanti risorse anche in copertura.

Per questo un giudizio più completo sulle operazioni compiute in sede di mercato dal Verona si potrà esprimere solamente quando gli innesti toccheranno la difesa, ad ora limitata tra infortuni (Bianchetti), giocatori in uscita (Cherubin e Gonzalez) e adattamenti tanto necessari da non poter non suscitare perplessità (Souprayen centrale). L’Hellas è “corto”: Caracciolo e Boldor, più il giovane Kumbulla, hanno bisogno di qualificata compagnia.

Tony D’Amico, che non ama le interviste e preferisce agire in silenzio, lontano dalle luci della facile pubblicità, ha fatto i “botti” là davanti – e attenzione alle prossime mosse -, adesso deve realizzare quel che nessun suo predecessore recente, da Sogliano a Bigon, fino a Fusco, è riuscito a portare a termine: aggiungere sicurezze al pacchetto arretrato. Lavori in corso: da lì partono le possibilità reali del Verona di correre per riprendersi la Serie A.

 

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