Il senso della parola “crisi”

Il senso della parola “crisi”

Il Verona si è dissolto. E ora serve fare delle scelte per rimetterlo in piedi

Sono le sette di mattina. Al risveglio, a emergere, è il ricordo dei cinque gol presi dal Verona con il Cittadella. Che non ha neppure dovuto giocare una partita sontuosa per rifilare all’Hellas una simile lezione. Alla squadra di Roberto Venturato è bastato battere dei calci piazzati per segnare. Eppure è parso il Barcellona alle prese con, sia detto con il massimo rispetto, un Elche di turno.

Sette e dieci. Passaggio dall’edicola per prendere i giornali. Consueto scambio di opinioni con il titolare: “Se questo Verona non corre finisce tritato da chiunque. La condizione fisica è crollata, per questo vieni travolto”, mi dice. Analisi più compiuta di molte altre chiacchiere parlate o scritte.

Al liceo, la mia professoressa di greco, l’austera Angiolina Martucci Lanza, richiedeva un’attenzione meticolosa per l’etimologia dei vocaboli. Ci spiegava che “krisis”, ossia quello che sarà il nostro, in italiano, “crisi”, deriva da un verbo, “krino”, che significa “decidere”. Per questo “krisis” vuol dire “decisione, scelta”. Una scelta da fare, un momento da affrontare prendendo una via piuttosto che un’altra.

Il Verona di oggi si ritrova, in questo senso, in crisi: vanno fatte delle scelte. E le deve fare Fabio Pecchia, che si è preso l’intera responsabilità di questa situazione (gli va riconosciuta la qualità morale del gesto: spesso è toccato sentire allenatori che pur di non ammettere delle colpe hanno chiamato in causa le congiunture astrali, lo scenario politico interno ed estero, la nebbia in Val Padana oppure, la scusante buona per tutte le stagioni, la stampa cinica e prevenuta…).

Il suo calcio o va a velocità supersonica oppure, semplicemente, non va. Non è un’utopia, non è una visione futuristica. Però ha bisogno di un maggior ancoraggio alla realtà della Serie B. Che è spietata, brutta, sporca e cattiva. Occorrono i muratori, adesso. Occorrono dei sostanziali aggiustamenti nell’atteggiamento e pure in qualche uomo, che va fatto rifiatare. Occorre pragmatismo. Occorre scegliere. La crisi è decisione.

La professoressa Martucci Lanza – per chi l’ha avuta, sinteticamente, sempre e solo “la Lanza” – chiarirebbe in modo inequivocabile il concetto a Pecchia (che è uno studente intelligente, mica uno zuccone, men che meno un lavativo), statene certi.

 

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