Il singolare caso dello spumante della cantina Pecchia

Il singolare caso dello spumante della cantina Pecchia

Il Verona era un vino prelibato, ora il gusto non è più lo stesso. Resta la speranza

Nei giorni del Vinitaly che volge al termine e libera la città dalla festosa invasione dei tannini, la premiata cantina Pecchia ha presentato alla degustazione nella sede staccata del Piola di Novara, una bollicina che per un po’ ci ha deliziato per morbidezza, equilibrio zuccherino, fine e consistente effervescenza. Uno Champenois a fermentazione naturale in bottiglia di eleganti fattezze, già del resto degustato e apprezzato a fine estate e in autunno, versato nel calice dai cantinieri Luppi e Siligardi. “Questo vino è ottimo e promette bene”  ci siamo detti  prigionieri delle papille gustative senza accorgerci d’inciampare goffamente come dei dilettanti nel più banale  dei tranelli. La prudenza anche nelle degustazioni è saggia regola da rispettare.

I vini sono così complessi che vanno valutati nel tempo. Meglio aspettare un attimino prima di esporsi nei giudizi. Puntualmente siamo stati infatti smentiti. Col passare di minuti dalla sboccatura, abbiamo, nostro malgrado, dovuto rivedere il giudizio in toto. Quel vino che tanto bene ci aveva impressionato, è sparito, letteralmente volatilizzato. Via via il perlage ha perso vigore fino a dissolversi; lo spumante del signor Pecchia ha assunto toni disarmonici. L’ossidazione ne ha coperto ogni profumo e fragranza. L’acidità ha inferto una pugnalata mortale al gusto affossandolo. Un prodotto insomma un po’ ruffiano, capace di conquistarti con mille carezze, ma incapace di reggere all’inequivocabile prova del tempo. Dall’altra parte del tavolone, i modesti vignaioli novaresi hanno presentato invece un rosso, robusto e intenso, un po’ rozzo, ma sincero e schietto, come i vini di una volta che tanto piacevano tanto a cantori della vite come Mario Soldati e Luigi Veronelli. Seppur non arrivando a punteggi elevati, i padroni di casa l’esame gustativo lo hanno passato. Quello del signor Pecchia, no.

Se alzi l’asticella,  poi devi essere in grado di saltarvi oltre. La sua è una bollicina ambiziosa (bella la confezione) nata come un Metodo Classico Champenois di alto livello, ma ridotta al modesto rango di Charmat tenuto in vita da gasature in autoclave di anidride carbonica. Mi dicono ce le abbia messe un enologo di nome Giampaolo Pazzini. Bravo, ma serve a poco; se generi tante aspettative, non puoi permetterti poi di disattenderle. Peccato, perché quello spumante prometteva davvero bene. Magari il signor Pecchia da qui a maggio ce ne può presentare un’altra annata, meno ambiziosa ed elegante, ma più consistente e rotonda.  Chissà se la tiene in cantina. Speriamo, perchè vorremmo tanto assaggiarla.

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