Il vaso di Pandora

Il vaso di Pandora

Tutti i mali del Verona usciti nella gara di ieri. Un film, purtroppo, già visto

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

Ancora 270 minuti alla fine del supplizio, tanti ne mancano. Snoccioliamo il countdown. Anche ieri il campo ha ribadito il suo insindacabile giudizio, una sentenza emessa da tempi non sospetti che trova nell’inconsistenza e nella fragilità del Verona le motivazioni del verdetto. Dopo un discreto primo tempo, al primo scossone il vaso è andato in frantumi. Come successe a Pandora, da quel vaso sono usciti tutti i mali del Verona attuale. I cocci restino pure lì, visto che li abbiamo messi insieme già 24 volte quest’anno. Aggiustare il vaso non ha senso, non ha nemmeno tutto questo valore, meglio quindi andar al setaccio per mercati a cercare di prenderne uno tutto nuovo. Lo piazzeremo in corridoio, nella speranza di collocarlo tra un anno in salotto. Su ciò che resta di quest’anno, più efficacia dell’Attak hanno una scopa e una paletta.

Dal vaso di Pandora uscirono vecchiaia, gelosia, malattia, dolore, pazzia, e vizio. Zeus se ne stia tranquillo; non arriviamo al disastro di una simile apocalisse. Mai dimenticare che parliamo pur sempre di destini che ruotano attorno a un pallone. Di tutti quei mali, dal vaso dell’Hellas esce solo il dolore. Per carità, la storia del Verona insegna che non siamo certo nuovi a simili tregende: si parte dai voli pindarici di Giorgio Mondadori finiti in schianto, dalla fine dell’era Garonzi e dell’era Chiampan, dalle Mercedes e cravattoni regimental griffati Invest finiti alla sbarra in tribunale, si passa attraverso i precipizi delle retrocessioni dei Mazzi, fino al nefasto pomeriggio Pastorelliano di Piacenza, l’onta della serie C, e ora la seconda delle due retrocessioni Setti. Quindi, ricapitolando, mica siamo delle verginelle, il callo ce lo siamo fatto. Il dolore viene dal fatto che pensando alla notte di Cesena di un anno fa, c’eravamo illusi di poterci almeno restare per un po’ nel salotto buono del calcio italiano. E invece ci troviamo a commentare ancora una volta una mesta discesa al purgatorio. Su è giù dall’ascensore, proprio a noi che soffriamo di claustrofobia.

Un anno iniziato male, e finito peggio. Non ci siamo fatti mancare nulla: Toni, che pianta su un casino e se ne va sbattendo la porta, la mielosa soap opera Cassano, una squadra costruita senza un benché minimo budget di spesa, il fantasma del signor Volpi che sempre aleggia, i mal di pancia di Pazzini prima e Bessa poi, le arrampicate senza corda e picconi di Fabio Pecchia, la recessione del mercato di gennaio, le epistole e i monologhi di Setti, fino all’ammutinamento di Benevento e l’esplosiva eruzione del vulcano Fusco. Ce ne sarebbe abbastanza per un romanzo, o per un film. Meglio di no, la realtà basta e avanza. Per favore pietà, recita un vecchio coro caro alla curva. E allora non resta che il dolore, ma insieme ad esso anche la ragionevole consapevolezza che questo campionato, viste tutte le premesse, non fosse che un destino già bello che scritto. Troppe erano le falle in una nave che alla fine è affondata. Giusto che alla fine sia finita così e che altri più meritevoli riescano dove noi abbiamo fallito.

E ora? Non resta che ripartire trovando forza nel callo maturato dalle dure esperienze del passato e da un animo che le tante sventure hanno negli anni cementato. Non sarà certo l’ennesima caduta a metter a repentaglio, se non cancellare, 115 primavere di storia. Usciti nel mondo i peggiori mali, nel vaso di Pandora rimase solo la speranza, che si riversò tra gli uomini una volta che la fanciulla lo aprì per la seconda volta. Sarà nostra fedele compagna in un percorso lungo, in salita, e zeppo d’insidie. Ma ce la faremo anche questa volta a risollevarci, altro che se ce la faremo. Abbiamo la pellaccia dura, noi.  Le nostre mascelle sono sono quelle di Vito Antuofermo che mai si arrese di fonte ai colpi del “Meraviglioso” Marvin Hagler. Torneremo. Pandora significa “tutti i doni”. Anche noi come lei siamo stati omaggiati di tanti beni; i mali che Zeus ci ha riservato stavano tutti in quel vaso maledetto. Al diavolo! Meglio allora sia andato in frantumi. Spetta tuttavia a noi tramutare ora la speranza in idee e slancio per riprendere a camminare verso il futuro. Quello è il compito più difficile. Così andava il mondo, così del resto ancora va oggi. Nulla di nuovo, se ti chiami Hellas Verona.

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  1. richi8_819 - 6 mesi fa

    Ciao Lorenzo è sempre un piacere leggerti, concordo sul fatto che stiamo parlando di sport, in questo caso di calcio che come qualcuno disse è la cosa più importante delle cose meno importanti ma quello che ho provato quest’anno e in particolare nell’ultimo mese non l’ho mai provato in quasi trent’anni che seguo il nostro Hellas (dal lontano 1990). Una sensazione di tristezza mista ad impotenza ben diversa dalla rabbia e voglia di riscatto che si respirava durante l’era pastorelliana e nella successiva Lega Pro. L’amara sensazione che i giochi fossero già stati decisi a suo tempo si è fatta strada pian piano fino a diventare certezza dopo la sciagurata prova di Benevento e proseguita con le altre prestazioni indecorose culminate con la sconfitta di ieri contro una tutt’altro che trascendentale Spal. Non voglio soffermarmi ulteriormente sul caso Volpi, sui paracaduti, su eventuali stipendi non pagati o altre amenità varie ma resto sempre più dell’avviso che Setti non sia la persona giusta per andare avanti, ormai è chiaro che con lui ci aspetta nella migliore delle ipotesi una media Serie B che sarei anche disposto ad accettare se il presidente dell’Hellas Verona si chiamasse Arvedi o Martinelli ma non lui anche se questo passa il convento. L’unica mia speranza è che venda al più presto ad un prezzo ragionevole ma temo purtroppo che sia un’utopia….

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    1. Lorenzo Fabiano - 6 mesi fa

      Ciao, grazie per aver scritto. È un momento tristissimo, siamo tutti avvolti nell’amarezza e nello sconforto. Ribadisco tuttavia che siamo già passati attraverso simili esperienze, direi anche peggiori di questa. Come dici tu stesso, Setti è ciò che in assenza di acquirenti passa il convento. Prendere o lasciare. Parlare di fuffa genera solo fuffa. Nei fatti Setti dimostra di non poter sostenere la serie A (due retrocessioni di fila parlano da sole), ma è altrettanto inconfutabile che ha vinto due campionati di B su due. Questo almeno concediamoglielo. Capiremo qualcosa di più quando conosceremo i nomi del nuovo ds e del nuovo allenatore.
      Alla prossima
      LF

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