Il Verona decida: meglio essere Don Abbondio o Tyler Durden?

Il Verona decida: meglio essere Don Abbondio o Tyler Durden?

A Livorno un Hellas intimidito, ma in B non fai strada se hai paura di combattere

di Matteo Fontana, @teofontana

Il coraggio, uno non se lo può dare”. Il Verona visto a Livorno è stato un epigono di Don Abbondio. Come il pavido sacerdote manzoniano, si è ritirato in canonica per ripararsi dalle minacce dei Bravi spediti per chiarirgli che il matrimonio tra l’Hellas e la terza vittoria di fila non s’aveva da fare. A recitare la parte degli “sgherri” sono stati Raicevic e Murilo, attaccanti incattiviti schierati da Roberto Breda (che non è facile immaginare nella parte di Don Rodrigo, ma tant’è…) che hanno brutalizzato i giocatori del Verona usando spesso le cattive. Diamanti e Valiani hanno suonato il violino, i gialloblù hanno stonato. Se alla fine è toccato al Livorno rimpiangere l’occasione mancata e all’Hellas sospirare come se fosse passato indenne attraverso un tornado, qualche valutazione occorrerà che venga fatta, seduti a tavola per il pranzo di Natale.

I successi con Benevento e Pescara avevano dato una rinnovata consapevolezza di sé alla squadra, o almeno così pareva a noi uomini di poca fede. Invece, al netto dei rischi congeniti nella trasferta del Picchi, con il Tirreno che sputa fuori ondate sbuffanti, il Verona è mancato sul piano caratteriale. Preso un gran spavento quando Silvestri ha “suonato” Murilo per evitare che filasse in porta, e con l’arbitro (il francamente poco ispirato Serra) che ha deciso – una delle poche scelte approvabili della sua partita – di limitarsi all’ammonizione, l’Hellas ha temuto che la voglia di vincere fosse un boomerang. Si è ritirato all’indietro. A prevalere è stata la paura di perdere. Bene, dicono gli ottimisti: almeno non c’è stata sconfitta, e si può convenire con Fabio Grosso sul fatto che, sotto altri chiari di luna, durante questa stagione, il Verona se ne sarebbe tornato a casa becco e bastonato.

Fine delle note “liete” che è tutta qui. Il resto è un invito al “Meditate, gente, meditate” che Renzo Arbore pronunciava per invitare a bersi qualche birra (e in questo l’abbiamo preso in parola: cheers!). Gli infortuni di Dawidowicz e Marrone preoccupano, con una difesa che è stata presa a bersaglio dai guai fisici. Ci sono Cittadella e Foggia in quattro giorni, tra giovedì e domenica prossimi. Ma, più ancora delle assenze, il ragionamento va orientato in un’altra direzione. Ossia, dove può arrivare questo Verona che appena viene “caricato” si appiattisce, intimidendosi quanto una scolaresca al primo giorno in classe? La Serie B ha alcune regole basilari, come il Fight Club di Chuck Palahniuk, reso immortale da Brad Pitt ed Edward Norton.  Quella di questo campionato, però, non implicano che non se ne parli mai, ma di certo ce n’è una che calza sull’atteggiamento che deve avere una squadra vincente:  “I combattimenti durano per tutto il tempo necessario”.

All’Hellas e a chi, sul campo, ne determina le sorti, decidere se preferisca somigliare più a Don Abbondio, che non sarebbe mai entrato nel Fight Club, o a Tyler Durden. Buon Natale in anticipo.

 

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