Il Verona e il futuro, ds e allenatore ancora in stand-by

Il Verona e il futuro, ds e allenatore ancora in stand-by

L’importanza di un direttore sportivo in sintonia col tecnico

di Michele Tossani, @MicheleTossani

Mentre continua la girandola di nomi relativa all’allenatore che dovrà raccogliere l’eredità di Fabio Pecchia sulla panchina gialloblù, sembra invece essere rallentata quella relativa alla scelta del prossimo ds, probabilmente anche per aspettare l’esito del torneo di B, playoff compresi. Eppure, la nomina del successore di Filippo Fusco riveste un’importanza basilare nella costruzione del nuovo Verona.

L’accoppiata ds – allenatore è infatti l’asse portante sulla quale costruire una squadra e la scelta dell’uno non dovrebbe mai essere disgiunta dalla nomina dell’altro.

Infatti, per un allenatore è essenziale poter lavorare con un direttore sportivo che ne condivida il progetto tattico, che conosca il tipo di calcio che il trainer vuole proporre e, di conseguenza, che sia pronto a tutelarlo di fronte a quelle naturali difficoltà che si presentano per ogni squadra nel corso di una stagione, a maggior ragione in una lunga e stressante come quella che si preannuncia essere per l’Hellas in Serie B.

Di conseguenza, è anche ideale per un direttore sportivo potersi inserire all’interno di una società avendo carta bianca nella scelta dell’allenatore, di un uomo cioè fidato e dal cui lavoro dipenderà poi anche il giudizio su quanto fatto dal ds stesso. In pratica, il direttore sportivo mette parte del successo del proprio lavoro nelle mani di un’altra persona, l’allenatore, e quindi appare giusto che abbia la possibilità di scegliere l’uomo a cui affidare la guida tecnica della squadra che il ds andrà a costruire in sede di mercato.

Sarebbe quindi importante scegliere prima il direttore sportivo e poi ingaggiare un allenatore fra quelli proposti dal ds.

Ma la scelta del nuovo direttore sportivo servirà anche alla piazza per cominciare a capire quali saranno le intenzioni della società. Nel caso del Verona, qualora la scelta ricadesse su un uomo già all’interno dell’organigramma societario (Tony D’Amico) è lecito immaginare che questo porterebbe ad una continuità nella gestione del club e delle situazioni tecniche. Non è questa una regola scritta: Setti infatti potrebbe anche nominare un uomo a lui già vicino e dotarlo comunque di un budget più importante di quello utilizzato per affrontare la massima serie in questa stagione. Tuttavia, è ovvio come l’ingaggio di un uomo esterno alla società (Stefano Marchetti, Daniele Faggiano, Fabio Lupo) rappresenterebbe, agli occhi dei tifosi, un segnale più chiaro della volontà di invertire la rotta.

A quel punto, individuato l’uomo mercato, con un’idea del progetto tecnico che si vuole far partire, dovrebbe cominciare il casting per la scelta della guida tecnica. Allenatore giovane o d’esperienza? Gioventù non è sinonimo di incapacità, così come esperienza della serie cadetta non significa automaticamente comprovata abilità. Anche qui, quindi, il nome dell’allenatore potrà dare un’idea di massima degli obiettivi del Verona nel prossimo campionato ma un quadro più chiaro delle intenzioni della società potrà essere tracciato soltanto al momento della campagna trasferimenti. Fermo restando che poi le sentenze definitive le può dare soltanto il campo.

Foto: Francesco Grigolini – Fotoexpress

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