IL VERONA E LA POLITICA DEI PRESTITI, UNA SCELTA NECESSARIA

IL VERONA E LA POLITICA DEI PRESTITI, UNA SCELTA NECESSARIA

Strategie di mercato cambiate dall’estate all’inverno, tutti i perché

Il Verona ha ingaggiato Urby Emanuelson da svincolato, Ante Rebic in prestito secco senza diritto di riscatto dalla Fiorentina e ha ormai chiuso per Samir sempre in prestito dall’Udinese.

Chiaro che la linea operativa del club di via Belgio è cambiata. Inevitabile, visto che nella situazione di classifica in cui si trova la squadra è ben difficile pensare che possano essere messi sotto contratto a titolo definitivo dei nuovi giocatori.

Una variazione a 180° rispetto alla linea estiva e alla logica dell’acquisto di cartellini di proprietà che ha condotto ad operazioni onerose, insolite nella precedente gestione di Maurizio Setti. Ecco Viviani (4 milioni di euro), Helander (1), Bianchetti (riscattato per intero dall’Inter). Spese considerevoli che, però, finora, e per diversi motivi, non hanno permesso al Verona di raccogliere per quanto investito.

Più sensato, allora, appare il metodo attuale: prendo a costi ridotti, non patrimonializzo ma tento di centrare il miracolo della permanenza in A, che vale 30 milioni di euro, mica gettoni scaduti della Sip. Una strategia adottata nelle precedenti annate dopo la promozione, che ha consentito all’Hellas di introitare 27.3 milioni per il 2014-2015 più la quota, al rialzo anche se da definire, per la stagione in corso.

La perdita di 6.9 milioni di euro a bilancio, secondo il documento depositato al 30 giugno 2015, è ridotta rispetto al bagno di sangue di una retrocessione che condurrebbe a un crollo del fatturato mitigato sì dal “paracadute”, che dovrebbe – condizionale d’obbligo – essere di 15 milioni, ma che imporrebbe di rivedere lo sviluppo della continuità aziendale.

Prestiti sì, dunque, per forza o, adesso, per logica, dopo essersi (ri)accostati a una visione più consona in base agli obiettivi gialloblù, ossia restare in Serie A.

Ma anche sui prestiti i movimenti in entrata non sono da ritenersi agevoli: i contatti con Milan e Inter per i cartellini di Mexès e Ranocchia ci sono stati, nelle scorse settimane. L’okay ai prestiti dalle società di appartenenza c’erano, con la partecipazione maggioritaria al pagamento degli stipendi (circa il 70% a loro carico), non il sì dei giocatori, per nulla attirati dall’idea di trasferirsi sia pure a titolo temporaneo in una squadra sull’orlo del baratro dei risultati.

Meglio Rebic e meglio, chissà, Samir. Parafrasando quello spot: un prestito ti salva la vita (sportiva, in questo senso). Ma per il Verona non avrebbe dovuto essere una novità.

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