Il Verona e quel possesso palla che resta troppo sterile

Il Verona e quel possesso palla che resta troppo sterile

L’analisi di Michele Tossani

di Michele Tossani, @MicheleTossani

Il Verona ha finora dimostrato di essere una squadra capace di creare molto ma non sempre di essere in grado di finalizzare la mole di lavoro prodotta.

Questa sorta di inconsistenza si accompagna a una certa discontinuità, non tanto a livello di risultati (quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta nelle ultime sei partite) quanto invece per quanto concerne il gioco.

Anche con l’Ascoli, infatti, la squadra di Fabio Grosso si è distinta per un buon primo tempo, al quale però ha fatto seguito una ripresa così così.

Queste problematicità si accentuano quando la squadra si intestardisce in un possesso sterile, che non riesce a trovare sbocchi offensivi. Tutto ciò sembra in parte dovuto alle caratteristiche dei giocatori a disposizione di Grosso e, in parte, al tipo di calcio predicato dal tecnico gialloblù.

La formazione utilizzata contro la squadra di Vivarini può in tal senso aiutare in questa disamina. Se prendiamo infatti in considerazione i reparti di centrocampo e attacco, escludendo il centravanti Pazzini, vediamo come ci siano in pratica soltanto due elementi (Lee e Henderson) in grado di attaccare lo spazio e ricevere palla sulla corsa, guadagnando cioè metri in profondità.

Altri elementi come Laribi e Faraoni si muovono, ma prediligono ricevere palla da fermo, dopo aver conquistato la nuova posizione. Se a questo aggiungiamo il fatto come, dalla difesa, il solo Balkovec possa essere considerato un elemento di spinta, notiamo come il Verona si caratterizzi per essere una squadra che, in fase di possesso, incontra a volte qualche difficoltà nel guadagnare campo. Difficoltà che si accentuano contro compagini che difendono con un blocco medio-basso.

Per guadagnare campo si deve spostare il pallone oltre le linee difensive avversarie. Diverso è farlo muovendo i giocatori in una struttura posizionale per poi passare la palla, rispetto al muovere la sfera in uno spazio libero attaccato nei tempi e nei modi giusti dal compagno che arriva da un’altra posizione.  Nel secondo caso, la manovra dovrebbe teoricamente risultare più veloce.

È chiaro come questa seconda tipologia di gioco risulti più difficile da eseguire contro un blocco difensivo basso. Tuttavia, alcune squadre (come il Napoli di Sarri) riuscivano a farlo in virtù di una qualità tecnica che permetteva agli azzurri di muovere velocemente e con efficacia il pallone fra le maglie difensive rivali.

Se questa traccia sia riproponibile a Verona, fatte le dovute proporzioni, resta ancora da verificare.

Foto: Hellas Verona

 

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