La bellezza di un Verona di fine agosto

La bellezza di un Verona di fine agosto

L’Hellas ha incantato con il Latina. E adesso dovrà dimostrare di avere il carattere per comandare

Non si tratta di un sogno di mezza estate, e non c’entra il Bardo di Stratford-upon-Aven. Il nuovo Verona, piuttosto, è una promessa di fine agosto, con il caldo che ancora si avventa sulla città e un Bentegodi che, nonostante l’arsura, si lancia in canti, inni e peana, anziché boccheggiare.

L’emozione sempre forte del debutto del campionato, che quando avviene in casa riserva percezioni in odor di misticismo laico, consegna alla storia della Serie B appena partita un Hellas in formato deluxe. Da molto (troppo) tempo non si vedeva il Verona giocare un calcio tanto propositivo, avvolgente, pieno di idee.

Ad emergere è l’impronta “internazionale” delle concezioni di Fabio Pecchia, che ha studiato alla scuola di Rafa Benitez e manda a memoria princípi di intensità e polivalenza degli interpreti – la rotazione continua degli uomini a centrocampo ne fa fede – che mandano presto in acqua l’avversario.

Colpito e affondato il Latina, e ci si può perdere in discorsi da bancone del bar per dire se e quanto l’ostacolo fosse consistente. Fino al via alla gara ci si era sperticati in ragionamenti su quanto il test dovesse essere indicativo, stante l’impegno con una squadra definita, per tigna e abitudine alla categoria, “tipicamente di Serie B”.

L’Hellas ha mostrato temperamento e una valore tecnico che ha solleticato la libidine tifosa e, nondimeno, quella degli addetti ai lavori. La scelta del miglior gialloblù non è stata così agevole, tali e tanti sono stati i candidati, dal caleidoscopico Bessa al piratesco Luppi, dal tuttofare Romulo al calibratissimo Fossati, passando pure per quel Pazzini che è tornato a puntarsi le dita verso gli occhi e che, per spirito di corpo, è stato capitano verissimo.

Ora in calendario c’è la trasferta di Salerno, con l’intero carico di aspettative che vengono dal passato che reca con sé, e il viaggio a Benevento, contro la più classica delle cosiddette “matricole terribili”. Più che sufficienti, i due turni, per comprendere se il Verona abbia non soltanto la qualità, ma anche il carattere per insediarsi con stabilità al vertice del campionato.

Per adesso, giusto gustarsi la bellezza di una serata che ha ravvivato il ricordo dell’Hellas di tempi che si rischiava di dimenticare. Bentornato, cuore gialloblù.

 

 

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