La coperta che non c’è

La coperta che non c’è

L’elenco dei problemi del Verona si allunga a ogni partita: risorse limitate, questo è il guaio

di Matteo Fontana, @teofontana

Il Verona di questo campionato ha collezionato ogni genere di sconfitta. Quella in cui ti difendi ma i gol li prendi sempre perché gli altri sono molto più bravi di te (con il Napoli e la Roma). Quella umiliante (con la Fiorentina e con la Lazio). Quella in cui hai coraggio ma finisci sorpreso (con il Chievo). Quella in cui ti fai del male da solo (con l’Atalanta). Quella in cui lotti con spirito lodevole però non ti basta (con l’Inter). Quella in cui viene prese a palpate, eppure perdi nella maniera più evitabile (con il Cagliari).

Una sfilata di rovesci che hanno portato l’Hellas a essere la peggior squadra della Serie A dopo il Benevento, che è entrato, suo malgrado, nel libro dei record. Con il Bologna, ieri sera, il Verona ha aggiornato la lista, aggiungendo un altro genere di sconfitta: quella in cui senti di essere vicinissimo alla vittoria, con un avversario che si raccapezza poco, e non si sa come e non si sa perché ti trovi battuto, contestato e nel pieno dell’uragano.

La retorica invita a scrivere di una coperta corta. La tiri di qua, si accorcia di là. In questo modo come minimo fai qualche starnuto mattutino, se ti va male buschi un febbrone col rischio di prendere la polmonite. Il problema è che, a vederlo, il Verona non è una coperta corta. La coperta non ce l’ha proprio. In assenza di investimenti cospicui su un organico che necessitava di essere adeguato alla Serie A, ne è venuta fuori una squadra che cammina nel deserto delle proprie paure, e l‘avviso lo si era dato per tempo. Fragile, spaventata, troppo spesso svuotata di coraggio appena va in difficoltà. Le risorse limitate si scontano. Le paga spesso (se non sempre, anzi) l’allenatore.

Gian Piero Ventura, divenuto il ct più impopolare di sempre in questo Paese che fu di santi, poeti e navigatori, e ora non si sa di chi sia, commentando l’eliminazione degli Azzurri dalla corsa al Mondiale, ha detto: “Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti. Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell’insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi”.

Certamente sì. Ma lui, almeno, una coperta ce l’aveva. A Verona devono avere finito la scorta anche di quelle corte. Chissà che non arrivi l’ora dei saldi per procurarsene una.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy