LA DISSOCIAZIONE DI DELNERI

LA DISSOCIAZIONE DI DELNERI

Le idee del nuovo tecnico rompono con il passato. La speranza è che bastino per salvarsi

Passa per aristocratico d’altri tempi. Con quel baffo un po’ così, con quella “r” un po’ così. Qualcuno pensava che da rivoluzionario fosse diventato, al massimo, un riformista. E invece eccolo lì Delneri Luigi, che dal B&B di Aquileia che gestisce con le figlie, ha studiato, ha riflettuto, è “maturato” ma non ha perso, a 65 anni, la voglia di ribaltare i tavoli (tattici, societari e di spogliatoio). Già nella prima conferenza stampa aveva messo in chiaro, con grande personalità, di non avere timori reverenziali verso lo “spettro” di Andrea Mandorlini: parole di cortesia formale, ma con molti puntini sulle “i”. Poi subito a parlare del Verona secondo Delneri, decisamente opposto di quello “di prima”, a partire dalla tipologia di allenamento: più breve ma molto più intenso, più vicino al reale ritmo partita piuttosto che ad una gara di fondo.

I giornalisti ieri lo aspettavano al varco, per capire l’antifona: Toni e Pazzini insieme? “Compatibili” aveva detto Delneri, che poi era andato oltre, criticando il calcio difensivista che negli ultimi tempi si è visto a Verona: giocare con la difesa alta, fuori dall’area, rischiare di più pur di far gol. Ironia della sorte, il Verona di più non poteva cambiare: dal “catenacciaro-ripartenzista” Andrea Mandorlini, all’offensivista Delneri, che odia la finta difesa a tre e ama i centrocampi di spinta più che di copertura.

Ma è stato nell’orribile match di Tim Cup contro il Pavia, che Delneri ha voluto “dissociarsi” dal passato: nel giorno del suo debutto, dentro dal primo minuto i giovanissimi Primavera Tupta (che vivacità, quanto lo abbiamo invocato?), Badan (confuso), Checchin (solita sostanza). “Certo, contro il Pavia…” diranno gli scettici. Ricordo però che contro il Foggia (certo, contro il Foggia…), nel terzo turno eliminatorio di Coppa Italia, la formazione del Verona era quella titolare senza alcun innesto di giovani. Ma, è inutile girarci intorno, la discontinuità stasera ha un nome e un cognome: Claudio Winck. Zero minuti con Mandorlini, game, set e match con Delneri. La sorte è ironica e beffarda. Dal nuovo “caso Luna” ad un nuovo nome su cui puntare sia come terzino che come centrocampista nei quattro. Stanotte, intanto, si godrà il ruolo di match winner (o match Wincker).

In conferenza stampa post-partita, poi, l’epitaffio (o l’epibaffio) di Delneri sul passato: “La difesa deve essere in grado di lavorare da sola: dobbiamo imparare a giocare a calcio un po’ più alti. I centrocampisti non possono sbattere sulla difesa”.

Ora è ufficiale: il nuovo corso è iniziato. Il giudizio è sospeso. La speranza è tanta.

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