La “fatal Verona” fu un insegnamento di vita

La “fatal Verona” fu un insegnamento di vita

Ieri come oggi, l’imponderabile fa parte della storia del calcio: il 5-3 del 1973 ne è l’esempio

di Lorenzo Fabiano, @lollofab

“Ebbene amici, vi diciamo che il pallone è rotondo” scandiva ai microfoni di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” la voce di Enrico Ameri nel suo collegamento radiofonico dal  Bentegodi. Quella pazza domenica pomeriggio del 20 maggio 1973 fu un’opera shakespeariana  che vide il dramma di un sogno infranto da una parte e l’ascesa sul picco del mito dall’altra. Verona-Milan 5-3 è per noi veronesi la partita del secolo, almeno quanto lo è Italia-Germania 4-3 quando svestiamo gli abiti della provincia e indossiamo quelli di Monsieur Chauvin. Il fischietto era il signor Monti da Ancona, ma al suo posto il signor Erasmo da Rotterdam sarebbe stato perfetto. Quella partita tracciò le linee di un calcio epico, un fotogramma degli anni settanta  raccontato dall’eleganza di una narrativa in bianco e nero in stadi gremiti di vivida passione. E’ il ponte di un nostalgico ritorno al futuro: chi ama il calcio cova infatti in cuor suo la donchisciottesca speranza che quei tempi possano un giorno tornare.

 

Diego Alverà, storyteller veronese, nel suo libro “Verona-Milan 5-3” è riuscito a esprimere con i tratti delicati e sensibili della sua penna i ricordi e le emozioni di una giornata entrata nell’alveo della leggenda. Il suo libro è stato portato in scena come spettacolo teatrale: “innanzitutto è stato il meglio di quel calcio e di quella stagione -sottolinea Alverà-. Ma non solo. Agli occhi di un bambino è stata la conferma che nella vita i pronostici sono relativi e che coltivando talento e determinazione può capitare di tutto. E poi quella partita ha innescato una cosmogonia di opposti sentimenti, come una tragedia antica. In questo ha rappresentato la vita nella sua migliore essenza”.

 

E’ l’imponderabilità a rendere il calcio tanto affascinante. Reduce dalle fatiche di Salonicco, dove quattro giorni prima Rivera e compagni  avevano conquistato la Coppa delle Coppe resistendo ai furiosi assalti del Leeds United, il Milan venne a Verona per cucirsi sul petto la stella del decimo scudetto; contro una squadra che nulla aveva da chiedere, quella che avrebbe dovuto essere una pura formalità, passò alla storia come “la fatal Verona”, rimasta in memoria come sinonimo di un sogno finito in cenere. Zigo fece il Best, Luppi Gerd Muller, Sirena Van Hanegem, l’imprendibile Lulù Bergamaschi fece ammattire la difesa milanista: tra tutte, il suo tunnel al frastornato Ramon Turone è la sequenza che meglio fotografa la Caporetto rossonera.

 

A fine gara il presidente Buticchi entrò nello spogliatoio gialloblù con due magnum di spumante; posandole su un tavolo disse laconico: “queste sono per voi, a noi non servono più”. Noblesse…Ma più di ogni altra cosa, di quella domenica rimane una straordinaria lezione di vita: niente è scontato, nulla è dovuto; non aspettarti regali, se vuoi veramente qualcosa devi sudartela con tutte le tue forze per andartela a prendere.

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