La pecorella smarrita

La pecorella smarrita

Il Verona esce dalla zona playoff: così gli alibi (se possibile) sono ancora più azzerati

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
E adesso che ci raccontiamo? Perché ai numeri, intendiamoci, mica ci giri attorno. Per la prima volta dall’inizio della stagione, ci hanno sbattuto fuori dal salotto promozione. Siamo insomma relegati in uno stanzino a fare anticamera. Per carità, la zona playoff dista solo un punto, ma la serie A diretta sta ora a sei lunghezze. Non sono poche. Con tutto il rispetto, mai avremmo immaginato di trovarci alla prima settimana di dicembre appaiati all’Ascoli dietro al Perugia. Ci raccontavano, che bisogna avere pazienza e che i giochi si fanno in primavera (vero), che la squadra è tutta nuova (vero), che delle tre retrocesse siamo quella a far meglio (non più, e poi onestamente chissene…tanto la cosa sa di arrampicata sugli specchi).
 
Del gregge di questo campionato, bisogna essere onesti nel riconoscere che il Verona è una delle pecorelle smarrite, l’altra è il Crotone cui il cambio in panchina sembra aver fatto, se possibile, peggio. Il pastore che di nome fa Fabio Grosso l’ha persa e sta ora disperatamente cercando di ritrovarla. Nelle ultime quattro partite il Verona ha raccolto la miseria di due punti, quanti ne ha racimolati il Carpi; peggio hanno fatto solo Crotone e il disastrato Livorno. Sorvoliamo sul giramento di zebedei a centrifuga della tifoseria, sul Bentegodi abbandonato alla desolazione del cemento, sugli striscioni al vetriolo e sul clima di disaffezione e scetticismo che regna intorno alla squadra. Non basterebbe Guerra e Pace.
 
All’indomani del misfatto di Brescia, c’era la possibilità di spezzare le redini all’inerzia e dare una scossa attraverso un cambio alla guida tecnica: guardare in casa degli altri, non è mai una bella cosa. Tuttavia, è evidente come l’arrivo di Mimmo Di Carlo abbia trasformato gli occhi del Chievo da agnellino a tigre. Ecco quantomeno, vorremmo vederli anche noi. La società ha scelto di proseguire il rapporto con Fabio Grosso. Setti ne ha spiegato le ragioni attraverso un comunicato. A ridaje…parlare in prima persona proprio no, eh presidente? Vabbé, tanto ormai alle bocche cucite e ai ghiaccioli scritti in Via Francia siamo abituati. Veniamo alle cose di campo. Pur spaurita, va detto che la squadra contro il Palermo ha fatto discretamente bene. Piazzare le pedine al loro posto, era uno dei principali fondamenti del calcio di un tempo. Vedere Marrone in mediana e il fante polacco Dawidowicz al centro della difesa è già qualcosa.
 
Ci attende ora un ciclo di vitale importanza per il nostro futuro: trasferta a Benevento, poi al Bentegodi salirà il Pescara; andremo quindi a Livorno, prima di ricevere il Cittadella e chiudere l’Annus Horribilis 2018 a Foggia. Salvo tonfi a precipizio, a Natale Fabio Grosso mangerà il pandoro; il bilancio consuntivo tra attivo e passivo lo stileremo a fine anno, prima della sosta di gennaio. Dovessero tornare i conti, cosa che ovviamente ci auguriamo, avanti; in caso contrario, anziché arroccarsi nel silenzio sull’Aventino, al presidente non rimarrà che reperire e affidarsi a un nuovo pastore (attenti, che non ne sono rimasti molti) capace di riportare la pecorella in gregge. Il calcio è un’incognita tale che a volte anche le parabole vanno riscritte. Magari non sempre è così, però…
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