La tabella e gli zebedei

La tabella e gli zebedei

Tra l’ostinata voglia di crederci e la giusta pretesa di vedere il Verona sputare sangue per la causa

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Maccheroncini alle acciughe e olive nere (come l’umore) oggi a pranzo all’osteria al rione Carega. Buonissimi, ma a tavola c’è poca voglia di parlare. Il clima è da tregenda. Olimpia ha arpionato e si è fatta a brandelli Calimero. Diciamo che il rapace, una volta sazio, ha avuto almeno il buon gusto di non infierire sul fiero pasto.
Oddio, non che il divario in campo aprisse il varco a scenari diversi, ma la prova di debolezza offerta dallo spaurito Verona di Roma ha lasciato sconcerto. “Almeno nella boxe, i butàva el sugamàn” incalza “Charlie”, baffoni e criniera da Abraracourcix, il capo del villaggio gallico che viveva a con il terrore che il cielo gli cadesse un giorno in testa. Dalla faccia, sembra gli sia in effetti caduto ieri sera. Sempre con riferimento alla nobile arte, gli fa eco “Scossa”, elettricista di lungo corso: “l’arbitro l’avarìa dovù fisciàr la fine prima par ko tecnico”. Sulla stessa lunghezza d’onda “Oio” e “Lancetta”, il mastro orologiaio:  “dò pappine e casa anca ‘sto giro”.
Pacifico che fossimo stati su un ring, il match non avrebbe raggiunto la dodicesima ripresa. Il Verona non fa un tiro in porta da 270 minuti: zero con la Roma, zero con la Sampdoria, zero con la Lazio. In tre partite, la linea di metà campo l’abbiamo superata in piccole e comode rate, manco il centrocampo fosse sostenuto da un finanziamento di Findomestic. Siamo da poco entrati in Quaresima, ma se parliamo di calcio noi vi ci ritroviamo dall’inizio della stagione. Che ci sarebbe stato da sputare sangue e versare lacrime e sudore, lo sapevamo dall’inizio. Tuttavia quel sangue, quel sudore, quelle lacrime vorremmo almeno vederle. Prendiamo nota di squadre del nostro livello battersi fino alla fine con ardore. Crotone, Spal, Benevento vendono cara la pelle con chiunque. Noi la mettiamo in offerta ai saldi. Questo non ci piace. Affrontare avversari di altra caratura con la dimessa consapevolezza di esserne inferiori, non sta scritto in nessun codice dello sport.
La squadra ha il dovere di reagire ai propri limiti facendo leva su un valore quale l’orgoglio. Succede nella vita, vale anche per il calcio. Le figure barbine non vanno giù a nessuno. Seguiamo il Verona da quando portavamo i calzoni corti e allo stadio ci portavano i nonni. Ne abbiamo viste di tutti i colori. Retrocessioni, campionati aberranti, umiliazioni, persino l’onta del fallimento e la serie C. Stagioni ben peggiori di questa. Vero, che non manca molto per darle il benvenuto nella galleria degli orrori; tuttavia un po’ di tempo per rendere meno amara la pillola, ancora c’è. Sia chiaro, non chiediamo alcun miracolo. Non sarebbe né la prima né l’ultima retrocessione della nostra tormentata storia. Siamo ripartiti tante volte, ripartiremo anche questa. Da qui alla fine vorremmo solo vedere in campo un po’ più di attributi, che nel calcio significa sì perdere, ma con l’onore delle armi, senza alcuna resa incondizionata per manifesta inferiorità.
Al caffè, con Charlie, “Scossa”, “Oio” e “Lancetta” abbiamo stilato sulla tovaglia una pazza tabella-salvezza, nella folle speranza che ciò che stiamo vivendo sia troppo brutto per essere vero, e che almeno sulla carta (della tovaglia) la salvezza non sia un miraggio. Guarda un po’, ci siamo pure divertiti e l’abbiamo alla fine buttata in quattro risate e due grappini. La tabella è stata affidata in custodia a “Lancetta”, uno preciso e puntuale visto il lavoro che fa. La tireremo fuori a maggio.
Intanto, chi di dovere tiri pure fuori un po’ di zebedei. A noi in fondo, basterebbero quelli.
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