Lettera aperta ad Antonio Cassano

Lettera aperta ad Antonio Cassano

Il ritiro, anzi no, di un campione che a Verona può tornare grande

Egregio Antonio,
non ci conosciamo. Spero di aver presto occasione di farlo, magari alla prossima conferenza stampa. Le scrivo all’indomani di una giornata che definire convulsa è poco. Da tifoso ho sofferto, ma ancor di più Le confesso che ho sofferto da uomo per Lei e per coloro che Le vogliono bene e Le si stringono in queste ore attorno con affetto.  E’ dura Antonio, molto di più di quanto pensasse. Lo ha capito anche Lei. A 35 anni e qualche chiletto in più, non gioca una partita da un anno e mezzo. Rimettersi in pista a faticare e sudare non è affatto facile.
Vede, in tutta franchezza io non stavo tra quanti vedevano con favore la possibilità di un suo arrivo. Troppo il peso delle incognite sulla bilancia, scrivevo con una buona dose di cinismo. Sabato ero a Mezzano e ho potuto tastare il polso all’entusiasmo che la gente dell’Hellas nutre per Lei. Le confesso che è stato bellissimo. Lei è il calcio, quel calcio che si giocava nei vicoli e nei cortili. La vedo sa, arrivare con il pallone sotto braccio, fare le squadre per poi sfidarsi e darsele di santa ragione per ore e ore sui ciottoli sino al far della sera. Ecco, quel calcio non c’ è più ma nell’immaginario nostalgico vive in giocatori come Lei, che al pallone danno del tu con toda joya y toda beleza.
Il  calcio Le ha dato molto, non si offenda se Le dico che è di più di quanto gli abbia dato Lei. Ha avuto grandi occasioni, non ha saputo, o meglio voluto, sfruttarle appieno. Una sua scelta, che ovviamente non mi permetto di discutere. La realtà dice che si avvicina il capolinea, Antonio. Ha incrociato Verona sul viale del destino, quando le scarpette erano prematuramente vicine al chiodo. Verona è una città bellissima, che imparerà ad apprezzare. Aggiungo che siamo molto meglio di come tanti ci descrivono. Siamo un’oasi di passione nel deserto delle emozioni del calcio attuale. Gente riservata, che aspetta sempre un attimo prima di sprigionarsi, ma che una volta che la miccia si è accesa sa dare molto e soprattutto voler bene. Immagino glielo avranno già detto.
Qui in passato Zigoni lo elevarono a divinità e un danese di nome Elkjaer Larsen lo elessero sindaco. Capisce? Non dico che bisogna arrivare a tanto, ma sabato scorso sotto le Pale di San Martino dopo solo otto giorni Lei era già un beniamino. Un bell’inizio, non c’è che dire. Riparta da lì. Antonio, qui Lei ha la possibilità di giocare a calcio divertendosi e divertendo. Del resto è quello che ha sempre voluto, no?  Può persino far sorridere gli archi dell’Arena che un gruppo rock locale ha decantato con il broncio.  La scriva allora questa bella pagina! Sarà l’ultima? Tanto meglio, così tutti ne conserveranno il vivo ricordo. Mi auguro di cuore che la giornata di ieri Le sia stata di aiuto a capire, a capirsi. In un mondo dove il disagio è una vergogna inconfessabile, Lei ha avuto il coraggio di esternarlo. E’ molto umano da parte Sua.
Detto questo, non la butti via questa occasione. Abbassi il capo e si metta giù a lavorare duro. Sia di esempio ai tanti giovani in squadra che la prendono a modello. Ha terreno fertile sotto quei piedi di velluto. Dipende tutto da come decide di coltivarlo. Lo faccia per Lei, per la sua famiglia, per l’Hellas Verona che tanta fiducia ha posto in Lei. Lo faccia soprattutto per la cosa che ama di più, il pallone. Dai, divertiamoci insieme.
 
In fede
 
Lorenzo Fabiano
foto Grigolini-Fotoexpress
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