Lettera aperta

Lettera aperta

Dopo la caduta in B, Setti faccia le scelte migliori per il futuro del Verona

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Egregio presidente Setti,
«Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto». Sa chi lo disse presidente? Fu Albert Einstein, mica uno di noi, ma un genio illuminato dal dono di saper rendere accessibile a tutti ciò che non lo è, ovvero la sfera dell’intelligenza. Stando su cose più consone a noi poveri cristi, il momento non solo è amarissimo, ma pensi che è così crudele che la retrocessione del Verona è stata sancita nel sedicesimo anniversario del dramma (sportivo, s’intende) di Piacenza. A differenza di questa, quella del 2002 fu una caduta tutt’altro che annunciata, e per questa ragione è ricordata ancora oggi come la più dolorosa nella lunga storia dell’Hellas Verona. Avrà capito che quando c’è da farsi del male, tra queste pazze mura le cose le facciamo in grande. Siamo l’Ipermercato Tafazzi noi, quello dove succede che prendi due e paghi tre, e di rado il contrario. È un po’ il nostro karma schizoide. A quanti, e sono la stragrande maggioranza, non la amano, suggeriamo (non si preoccupi, glielo diciamo noi) di non perdersi nei piagnistei, né tantomeno di lasciarsi andare alla collera sulle tastiere. Se la facoltosa imprenditoria locale se ne sta buona rintanata negli agi dei circoli di bridge e di golf, se la politica cittadina altro che propaganda a taglio di nastrini non fa, vivere nell’illusione e lamentarsi non solo non serve a nulla, ma ha l’effetto di tafazzarsi ancora di più. Cinismo, dice Lei? No, semmai realismo, ci creda. Sorvoliamo.
A Milano Lei ha dichiarato di voler riportare subito il Verona dove gli compete. Bene ha fatto, ma rimane da capire come. I numeri sono dalla sua: se in serie A Lei ha fatto due retrocessioni su quattro campionati, in serie B ha centrato due promozioni su due, gliene diamo atto. Lei è un imprenditore self-made fedele a ferrei principi di management, secondo i quali il risultato sportivo è imprenscindibile dalla salute finanziaria. Giusto. Converrà che il risultato sportivo di quest’anno, è però pure il frutto di una forzata spending review. Se la squadra è stata messa insieme senza un budget di spesa in ottemperanza a rigide ragioni di bilancio, se Filippo Fusco ha fatto il mercato bussando il più delle volte al portone del Monte di Pietà e giocandosi i pochi spicci rimasti alla Ruota della Fortuna, significa che qualcosa in passato non ha quadrato. Lo ha ammesso del resto Lei stesso. Il pegno di quegli errori lo abbiamo pagato. Passi ora dalle promesse ai fatti, impegnandosi per prima cosa a dare una nuova governance tecnica al Verona. In questo ore si sussegue una girandola di nomi. Un gioco che poco ci appassiona, ma che va secondo copione in casi come questi. Attraverso le nomine del nuovo ds e il nuovo allenatore, sveli le sue reali intenzioni dando un concreto seguito alle sue dichiarazioni uscendo dalle frasi di circostanza.
Se ci permette, è però un altro l’aspetto che ci preme di più. Sa bene anche Lei quanto il Verona sia un fuoco che arde di passione, come pochi. La sua gente è da sempre abituata a ingoiare rospi, ma è sui sentimenti che non transige. Bene il marketing, bene il management, ingredienti del calcio di oggi, ma quella gente lì ha bisogno di un po’ di anima e un po’ di cuore, ingredienti del calcio di ieri. Quello è ciò che chiede. Nelle sue scelte, non venga meno a concedergliene almeno qualche porzione. Guardi che mica le chiediamo la luna piena, può star bene pure una fetta. Non tentenni presidente, si faccia consigliare bene, ponderi, e infine decida. Se Mattarella sta pensando di ricorrere ad un governo di tregua per uscire dal muro contro muro in cui si è cacciato da oltre due mesi il paese, chissà che non possa essere un’ idea utile pure a Lei per ricomporre un tantino la frattura con la comunità. Faccia presto, dia un segnale forte e chiaro. Lei dice che c’è e ci sarà? Mai come ora è il momento di dimostrarlo. Vede che alla fine aveva ragione Einstein (quando mai del resto ne sbagliò anche solo mezza): il futuro del Verona non è domani, è adesso.
P.S. Pur con tutti i suoi difetti, questa è una città meravigliosa. La sua bellezza è imbarazzante. Viverla di più e meglio l’aiuterebbe a capirla un tantino di più. Abbiamo sentore ne abbia bisogno. Ci pensi.
In fede
Lorenzo Fabiano
0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy