Lettera d’addio a Cassano

Lettera d’addio a Cassano

Poteva essere un grande amore, invece è stato tutto il contrario. Ma il Verona non perde nulla

Egregio Antonio,
Prometto che questa è la mia ultima missiva. Le confesso di essere stato indeciso fino all’ultimo. Sa, cerchi di capire, non mi prenda per matto, ma ho scritto più a Lei che alle donne che nella mia vita ho amato. Poi ho pensato che pure  questa è a suo modo una lettera d’amore. Di un amore mancato, di un amore che avrebbe potuto sbocciare ma  non si è nutrito abbastanza per poter prendere forma. Le Sue due settimane con il Verona Le ha trascorse con la testa altrove, immerso in dubbi e paure mal celate da bullesca sfrontatezza. A Mezzano non ci sono le montagne russe di un Luna Park. Quindi ha pensato bene di mettercele Lei.
La scorsa settimana pareva essere tutto rientrato; l’arrivo a Mezzano di Sua moglie con i figli, la conferenza stampa con il Direttore Fusco. Si era trattato di un momento di debolezza dettato dalle difficoltà contingenti. Come già Le ho scritto, ci stava.  E invece, una volta rimasto solo c’è ricascato di nuovo. Dopo la partita di sabato, ha chiesto e ottenuto dalla società un permesso anticipato, ed è tornato a Genova da Carolina e i Suoi bambini. E’ stata una fuga, il suo ultimo dribbling, la serpentina con cui qui (e non solo) la ricorderemo. Mi dispiace più per Lei che per la squadra che amo. Da qui alla fine del mercato, c’è tempo, e la società saprà intervenire  a ricucire il vulnus da Lei aperto.  Dispiace perché  l’Hellas Verona poteva essere l’occasione per chiudere con una bella pagina una carriera fatta di tante occasioni mancate, di ciò che poteva essere e alla fine non è stato.
La sua storia calcistica si è chiusa nel peggiore dei modi, il più amaro. Se n’è andato come un fuggiasco tradendo (mi passi il termine) chi tanta fiducia e umana comprensione aveva saputo darLe. Arrivato a Genova si è barricato in casa, e ha lasciato a Sua moglie il fardello di scrivere un tweet (oggi nella società usa-e-getta si usa fare così), peraltro maldestro, che Lei stesso in serata ha dovuto correggere con paese imbarazzo. Non è stata una bella uscita di scena. Ha scelto il modo peggiore per arrivare ai titoli di coda. A quanti in tutti questi anni L’hanno definita un incompiuto, ieri sul foglio a quadretti Lei ha fornito la prova del nove.
Mentre scrivo sento riecheggiare nella stanza il vocione di Pavarotti nel Miserere. Lasciamoci qui, con questa musica severa, note che sanno di rimpianto. Le auguro di trovare un po’ di serenità. A questo punto, lontano dai campi di calcio che forse più male che bene Le hanno fatto, ma stando insieme alla Sua famiglia spero possa trovare un po’ di equilibrio. Non si butti via almeno, mi raccomando. Quanto a noi… Beh noi andiamo avanti. Siamo lì dal 1903. Siamo gente tosta, abituata al sacrificio, al duro lavoro, e alla sofferenza. Non saranno certo i suoi capricci a fermarci. Senza alcun rancore, ma solo con dispiacere e umana delusione La saluto.
Cordialità
Lorenzo Fabiano
foto Grigolini-Fotoexpress
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