Lettere, talk show e videotape

Lettere, talk show e videotape

Da Setti a Pecchia, al Verona ora si parla. Piaccia o non piaccia, la chiarezza non guasta

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Qualcosa è cambiato, o meglio, si è ribaltato. In Via Francia è andata in scena una vera e propria rivoluzione copernicana in fatto di comunicazione. Abituati a un catenaccio fatto di ermetica difesa e sporadiche apparizioni in contropiede, si è evidentemente deciso di svoltare in modo radicale.
Nel giro di cinque giorni abbiamo assistito a quanto mai avevamo visto in quasi sei anni. E’ più o meno come se una squadra fosse passata in poche ore dalle mani di Nereo Rocco a quelle di Rinus Michels, vale a dire da un calcio chiuso e rigidamente difensivo ad uno offensivo, aperto e totale nella sua occupazione degli spazi. Prima Setti scrive un’accorata lettera ai tifosi, poi Pecchia va a dire la sua nell’arena  televisiva, infine il presidente  si confessa davanti a una telecamera e annuncia la disponibilità ad un incontro con la stampa per dare altre risposte.
Tanti sono i punti che il proprietario del Verona ha voluto chiarire: dallo spesometro  di Sogliano, al brusco addio di Toni, dalla spy story Albertazzi, alle partenze di Pazzini, Zuculini e Bessa, dalla sua stima nei confronti dell’allenatore, fino alle dinamiche finanziarie delle sue società estere e al suo modo di concepire e condurre l’azienda Hellas Verona.
Non entriamo nel merito delle singole vicende, tanto ognuno ha la sua idea. Su almeno un punto, tutti possiamo essere tuttavia d’accordo: la chiarezza, anche a costo di porre tutti di fronte  alla nuda e cruda realtà, è il fondamento su cui poggiare ogni rapporto, soprattutto se mai decollato. Il quadro è nitido: il Verona è un’azienda che come le altre deve far quadrare costi e ricavi. Setti su questo è apparso irremovibile. Scottato dai suoi stessi superficiali errori del recente passato, se ne deve essere fatto una ragione. Retrocessione…? Miracolo salvezza…? Prima di ogni altra cosa, il Verona deve essere messo nelle condizioni di continuare a scrivere la sua ultracentenaria storia in quella che è la sua dimensione: piaccia o no, questa è la linea di Realpolitik intrapresa in Via Francia.
Sebbene avessimo preferito che questo approccio fosse messo in campo prima, ci compiacciamo di dargli il benvenuto. Vero che l’Hellas Verona è un’azienda, vero pure che è una comunità che si nutre della calda passione dei tifosi. La gente del Verona non chiede la luna, così come non crede alle favole; ne ha passate talmente tante, che partecipa alle sofferte vicende della squadra con la diffidenza figlia del timore che il mondo gli possa crollare addosso da un momento all’altro. Bene che il presidente lo abbia compreso e, mettendo da parte ogni schiva remora, abbia deciso di provare ad instaurare un rapporto più diretto e soprattutto schietto con chi il Verona lo ama veramente. E poi, diciamo la verità, la “Z” di Albertazzi e il lancio finale degli occhiali sulla scrivania era qualcosa che valeva davvero una “messa” di cinquanta minuti.
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