Luca, quella stonatura alla fine della sinfonia

Luca, quella stonatura alla fine della sinfonia

Toni, storia di un addio inevitabile. Ma i veleni non servivano

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Luca Toni è stato un simbolo dell’Hellas. Lo sarà ancora, nonostante l’addio al Verona, sancito la settimana scorsa e “raccontato” stamattina.

È stato un simbolo, Luca, per il carisma espresso sul campo e nello spogliatoio. Perché ha portato il Verona a riprendersi la ribalta nazionale, perché ha segnato una valanga di gol, perché dagli spalti bastava guardare la sua figura possente per essere rassicurati. Perché era un trascinatore nato. Per questo, per ogni tifoso gialloblù, Toni rimarrà un totem, un eroe privato, una storia da narrare ai propri figli e ai nipoti, secondo quella tradizione orale che fa parte della mistica dei grandi club calcistici.

Luca Toni è stato una sinfonia. Un vincente nato, uno che si è fatto largo nel calcio con i gomiti, tra colpi di testa e battaglie sul campo. Non un raccomandato, non un giocatore forgiato nelle giovanili di una società di vertici. Dagli stadi polverosi della Serie C è diventato campione del mondo, Scarpa d’Oro d’Europa. Al Verona, si è persino laureato più vecchio capocannoniere della A di ogni tempo.

Da dirigente (o consulente) ha confermato di poter essere utile all’Hellas. Il Verona è risalito in Serie A con il contributo di tutti, con una rinnovata unità interna, con uno spogliatoio che ha saputo andare oltre le difficoltà.

Per questo, pur comprendendo l’amarezza di Toni, nel momento del commiato da una realtà a cui ha dato tanto, ma da cui ha ottenuto persino di più, rimane una stonatura forte, dettata da certe sue frasi, pronunciate al Relais del centro cittadino in cui ha reso noti i perché del divorzio.

In assenza di una replica di Filippo Fusco o di una presa di posizione di Maurizio Setti (per ora non ci saranno, perché l’attenzione è rivolta a una squadra che è da costruire in larga parte per il via alla stagione), i sassolini che Luca si è tolto non sono parsi appropriati. O, perlomeno, qualcuno di essi.

Sminuire il valore della promozione, attribuendola a un fattore pressoché meramente economico – ma un anno prima il Verona è retrocesso in modo vergognoso in B spendendo molto di più, e Toni lo sa bene – è sgradevole. Luca viene dalla strada del pallone. Sa benissimo quanto sia dura vincere, quanto sia faticoso non perdere i pezzi lungo il tragitto.

Dire che i soldi a disposizione quest’anno non saranno di più è vero, ma non significa che con lui i danari sarebbero stati maggiori. Dire che l’Hellas farà fatica a salvarsi può avere il valore accreditato di un giudizio tecnico detto da un uomo di calcio come Toni, ma non supportano una piazza che, con o senza (e prima) di lui, è nata per lottare e che non ha mai avuto paura di perdere e ha sempre vissuto qualsiasi sconfitta come una nuova sfida da superare.

Luca, rimarrai sempre un gigante. Ma anche al tuo illustre e compianto conterraneo Luciano Pavarotti capitava di steccare. E le tue ragioni, in questo modo, rischiano di impigliarsi nel dubbio che accompagna le parole dell’amante non più ricambiato. Meriti le migliori fortune, ma sarebbe bastato avere pazienza (da ambo le parti, se vogliamo) per non congedarsi con dei veleni che non sono d’aiuto a nessuno. Non a Toni, di certo. E ancor di meno al Verona, che per quattro anni è stata casa tua.

 

 

 

 

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  1. lamiapalestr_910 - 5 mesi fa

    Condivido pienamente quanto scritto nell’articolo. D’altra parte mi permetto di osservare che già durante il campionato della retrocessione in B Toni aveva dato dimostrazione, fuori dal campo, di scarso sovoir-faire. Ricordo ancora oggi le polemiche nate dalle sue dichiarazioni sullo spogliatoio o i problemi con Del Neri (che anche a Udine sta dimostrando di non essere uno sprovveduto). Evidentemente Toni è stato in campo il campione che tutti ricorderemo. Ma se davvero ambisce ad una carriera di livello anche dietro lo spogliatoio penso che dovrà studiare ancora tanto.

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