MANDORLINI, OVVERO QUANDO IL SILENZIO È D’ORO

MANDORLINI, OVVERO QUANDO IL SILENZIO È D’ORO

L’ex tecnico e quelle interviste che fanno riflettere

Quattro interviste in 25 giorni: l’Arena, il Corriere di Verona, Radio Sportiva e, alla vigilia di Natale, Radio 24. Interviste che, in quanto ancora vincolato con l’Hellas Verona, Andrea Mandorlini non avrebbe potuto rilasciare se non previa autorizzazione da parte della società. Interviste a ruota libera, un climax scomposto, culminate nel testuale “Dopo tutto quello che abbiamo fatto negli anni scorsi secondo me era giusto e anche più dignitoso quest’anno andare giù tutti assieme e poi ripartire, e l’ho detto anche alla società. Capisco però che si doveva provarle tutte e che questo passo andava fatto”.

Commentare le sue parole sarebbe un esercizio inutile in quanto esse riescono a farlo benissimo in autonomia. Ciò che mi perplime è altro. Verona, il Verona, i veronesi hanno bisogno di pacificazione. Dopo cinque stagioni e mezzo con un allenatore che ha certamente diviso (e su questo ha molto giocato) ma a cui mai è venuto meno il sostegno da parte di tutti, c’è l’assoluta necessità di tranquillità, di silenzio, di lavoro e di concentrazione. Non può esserci spazio per interviste surreali e grondanti di astio un giorno sì l’altro anche.

La questione è delicata e apre scenari societari inediti. L’ex allenatore ha avvertito Via Belgio delle interviste e in Via Belgio (Setti? Gardini?) hanno dato il via libera (infischiandosene quindi dei risvolti “sportivi” e dell’opinione del diesse Bigon)? Oppure le regole sulle interviste valgono per tutti tranne che per Mandorlini? Oppure, infine, Andrea Mandorlini è stato prima diffidato e poi multato?

Mi chiedo ciò perché quello che ad oggi è l’unico allenatore dell’Hellas, Gigi Delneri, ha il diritto di lavorare in un clima sereno e di essere tutelato dalla propria società da tutti gli elementi esterni che possano minare il delicatissimo percorso verso la salvezza. Non può vivere ogni giorno con lo spettro di un allenatore esonerato che non fa mistero di voler tornare a Verona, spinto anche da un comitato di fedelissimi “probiviri” che sembrano aspettare il cadavere sportivo di Delneri sulla riva dell’Adige, per poter restaurare l’antico regime. Se la società continuerà a permettere a Mandorlini di dire la sua non su aspetti generici, si badi bene, ma finanche sulla questione infortuni, esonero, salvezza e retrocessione, farà ancora una volta la figura da non-società che quest’anno sta costruendo con passione e precisione chirurgica.

Non continuiamo ad avvelenarci e ad avvolgerci in discussioni tra “mandorliniani” e “anti-mandorliniani”. Gli amici di Andrea lo facciano riflettere. Quello che fa, oltre a turbare la piazza e distrarre calciatori, staff e tifosi, rovina se stesso: mai nessun allenatore è stato tanto inelegante anche nei confronti di un collega. Un lettore del nostro sito, Matteo, ha lasciato un commento perfetto a cui mi unisco in toto: “Eri diventato un qualcosa di speciale per noi tifosi. Ora non rovinare tutto”.

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