Oltre le barricate

Oltre le barricate

Il Verona e il gol di Ganz che rende la Serie A sempre più vicina

Minuto 82’, Castori ha un’idea: “otto sono pochi. Ne metto un altro”. Il Carpi difende con i denti il prezioso vantaggio ottenuto nel primo tempo grazie al jolly pescato dal destro maligno di Letizia (mai cognome per noi tanto beffardo). Gli emiliani stanno in campo con un 8-2, lasciando ai soli Mbakogu e Lasagna il compito di ripartire in alleggerimento. Il Verona attacca a testa bassa, senza pause, senza tentennamenti, costruisce occasioni da gol a grappoli ma la palla non ne vuol sapere di entrare nel sacco. Belec ha tirato giù la serranda e quando non ci arrivano le sue manone, ci sono i legni ad andargli in soccorso. Per la verità un gol Pazzini lo fa pure, ma stavolta ci si mette la bandierina del guardalinee a negarglielo.

Increduli, arriviamo a pensare che il perfido Castori abbia escogitato qualche scabroso rito propiziatorio; chissà magari avrà gettato il sale come faceva il “Mago” Lorenzo, pittoresco allenatore della Lazietta pre-Maestrelli d’inizio anni settanta. Vestivamo alla Castori, altro che alla marinara: silhouette rotonda e tutina aderente. Spettacolare metafora di un calcio che non esiste più ma del quale qualche reperto archeologico per fortuna si può ancora scovare nelle province dello stivale. Tutti dietro a menare come fabbri e poi giù di contropiede. Funziona. Al Verona non ne va invece bene una: rivediamo gli spettri del Portogruaro e di Bocalon, in un remake di “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, la pellicola diretta nel 1975 da Sidney Lumet e interpretata da un immenso Al Pacino. Poi Castori richiama Mbakogu e aggiunge il nono difensore, lo sloveno Struna. “Otto sono pochi, Ne metto un altro” pensa, ma non fa nemmeno in tempo vedere il suo 9-1 assestarsi che Ganz lo castiga. Giustizia è fatta.

E’ la fine di un incubo durato 83 minuti. Quando le luci della partita sono spente, giunge la notizia (questa sì che è vera Letizia….!) del gol del guerriero sannite Ceravolo che a Benevento stende i Volsci arrivati da Frosinone. Si aprono nuovi scenari: vero che la festa è rimandata, ma altrettanto vero che al Verona a Cesena, contro una squadra matematicamente salva, basterà un punticino. La A è ora ad un passo, forse anche meno. I più maliziosi già fiutano aroma di biscotto uscire dalle premiate fornerie romagnole.  Boh…magari hanno pure ragione. In effetti non si vede perché dover farsi del male.

Attenzione però, che il calcio è quanto più d’illogico (dopo la politica italiana) ci sia al mondo. Diversamente, non ci sarebbe mai stato un 20 maggio 1973 o un 5 maggio interista nel 2002. Cesena evoca tristi ricordi. Ventisette anni fa, fu una zampata del “Condor” Agostini a decretare la fine del Verona di Bagnoli. Corsi e ricorsi storici. Tempi e situazioni completamente differenti. Andiamo allora a prendercela proprio lì questa benedetta serie A. Sarà la miglior cura, se volete un cicatrizzante, per chiudere una volta per tutte una ferita che non ha mai smesso di sanguinare.

 

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