Post litteram

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Il Verona esce triturato dalla trasferta di Genova. Non resta che (provare) a crederci

di Lorenzo Fabiano, @lollofab
Sconfitta Post Litteram. A Genova la fragilità del Verona cede di fronte alla superiorità di una Sampdoria che vede l’Europa. Chiaro ci si speri sempre, che le partite bisogna pur giocarle, che la palla è rotonda, e così via in esercizio di retorica…, ma non ci è voluto molto a capire che da Marassi saremmo comunque tornati a casa con le pive nel sacco e due castagne sul coppino.
Troppa la differenza in campo. Come domenica scorsa contro la Roma, è stato il centrocampo ad evidenziare le maggiori lacune; privo dell’apporto di Romulo, abbassato a destra al posto dell’infortunato Ferrari, Valoti e Buchel, con tutto il dovuto rispetto, non ci paiono una coppia in grado di garantire solido argine e geometrico costrutto in mediana. Se Matos si è dato un gran daffare ed è stato l’unico a provare ad accendere la miccia, Aarons ha invece dimostrato di non averci ancora capito molto. Ha bisogno di tempo. Peccato il Verona non ne abbia. Avremmo allora visto volentieri Verde sin dal primo minuto, così come Calvano. Sì, badate bene, proprio Calvano. Ha fisico e buon piede, qualità che là in mezzo non possono che rivelarsi utili, vista la penuria attuale. In avanti a Kean è mancato il supporto di un Petkovic sceso al Ferraris con la luna storta.
Tanta fragilità e inconsistenza si è tradotta nei numeri in zero tiri in porta. La Sampdoria non ha certo dovuto inventarsi un’ impresa. Se nel primo tempo ce la siamo cavata solo grazie alle manone di Nicolas e il capoccione di Vukovic, la resa dei conti è puntualmente arrivata nella ripresa, complici la libertà goduta da Barreto e il piedone galeotto di Valoti. Due a zero e mesto ritorno a casa. “Non abbiamo mai sofferto” ha detto a fine gara Giampaolo. “Serve più personalità” gli ha fatto da contraltare Pecchia. Avendo già detto tutto loro, non vediamo quindi cos’altro potremmo aggiungere noi.
L’immediato futuro non apre all’ottimismo: tra una settimana il Verona farà visita alla Lazio, la bella e inceppata del nostro campionato, reduce da tre sconfitte di fila, sulle quali pesa il fardello del poker subito a Napoli. Poi sarà Torino al Bentegodi (da quando è arrivato Mazzarri i granata non sbagliano un colpo), trasferta a Benevento, e derby in notturna sabato 10 marzo. Se va bene siamo rovinati, penserete voi. Eppure, l’obiettivo resta sempre lì a portata di mano. Lo dicono i numeri, non dei Don Chisciotte come noi. Dietro, il Benevento ne becca cinque a Roma; davanti, ad un punto, la Spal si lecca le ferite all’indomani del crollo al Mazza contro il Milan. Un gol dell’atalantino Palomino allo scadere, tiene a freno il Crotone impedendo a Zenga e soci di salutare la compagnia. I calabresi rimangono a cinque lunghezze, non un’attraversata del deserto.
Un pensiero consentitecelo. Se nelle prossime tre gare, dovessimo riuscire a prendere almeno un paio di punti, meglio tre (che ne dite, facciamo uno col Toro e tre a Benevento…?),  ci ritroveremmo  a giocarci le ultime chance nel derby con il Chievo, che in questo periodo è riuscito a fare peggio dell’Hellas. Confessiamo che il quadro c’intriga parecchio. Il Verona vi arriverebbe senza aver nulla da perdere, al contrario di un Chievo in stato confusionale che da settimane va in campo con muscoli e cervello imprigionati nell’ansia. Saremo degli illusi, ma noi alla bandiera bianca sul ponte preferiamo continuare a sventolarne una gialloblù, nella folle convinzione che, ecco che la retorica ci viene in soccorso, finchè esiste un lume di speranza tutto possa ancora succedere. Ne abbiamo viste di ogni  e quando di mezzo c’è un pallone da prendere a calci, spesso le cose vanno come meno t’aspetti. Post Litteram, aggrappiamoci a questo.
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