Prima e dopo

Prima e dopo

I risultati cambiano qualsiasi giudizio. Una retrospettiva col sorriso sui guasti del web

Il tempo delle feste prosegue, ma presto si consumerà e il pensiero (e le chiacchiere) si rivolgerà verso il nuovo campionato, quello del ritorno del Verona in Serie A. Così, riguardando in retrospettiva l’annata appena conclusa, è divertente ricostruire come nella percezione collettiva, soprattutto attraverso il web, siano stati considerati, prima e dopo, alcuni protagonisti della stagione gialloblù. È un gioco ironico, ma neppure troppo. In corsivo riporteremo le valutazioni iniziali, con un carattere lineare, invece, quelle finali.

 

FABIO PECCHIA

 

Non si può prendere un allenatore così. Anzi: non è neanche un allenatore. Portava il caffè alla mattina a Benitez, che è pure uno che non ha fatto niente in carriera ed è retrocesso con il Newcastle, una squadra che non conosce nessuno, mica come il Chelsea che è gemellato con il Verona. In più ha il tatuaggio del Napoli da qualche parte. Lo so per certo, me l’ha detto un mio cugino che ha un amico che ha uno zio che lavora a Roma, che non è distante da Napoli. Non è uno di noi e già per questo motivo dovrebbe andarsene. Tanto non arriva neanche all’inizio del campionato, quasi quasi c’è da sperare che perda tutte le amichevoli, anche quella con l’Olearia Dolomitica Calcio, così poi cambiamo e andiamo in Serie A. Mi sa che è pure di Sinistra. Non ha mai mangiato la pearà. Vergogna.

 

Ha avuto coraggio. Un uomo vero, che ha accettato le contestazioni e le critiche, perché ha capito com’è fatta Verona. Il tatuaggio del Napoli non ce l’ha mai avuto, come si fa a mettere in giro certi discorsi? Nel Napoli non ci ha neanche giocato, sono sicuro che Internet sbagli a scriverlo. Spesso il web è così, ci sono le fake news, lo dice anche Trump che dovrebbe essere sindaco di Verona, mica soltanto il presidente degli Stati Uniti. Pecchia è preparatissimo, Benitez è stato il suo maestro, e stiamo parlando di uno dei più grandi allenatori d’Europa, uno che ha avuto il coraggio di rimettersi in discussione in Inghilterra ed è stato promosso con il Newcastle, un club mitico, leggendario, che ha tifosi come quelli dell’Hellas.

 

 

GIAMPAOLO PAZZINI

 

Ormai è finito. Lo è da almeno cinque anni, ma nel pallone di oggi sono i procuratori a decidere e così continua a prendersi dei contratti folli, finiamola con questo calcio malato. Non sa che cosa sia la B. Se pensiamo di affidarci ai suoi gol per andare in Serie A siamo proprio fuori strada. Ne segnerà cinque o sei, tanto poi si rompe perché le ginocchia non lo reggono più, me l’ha riferito un mio amico che fa il barelliere volontario all’ospedale. Lì dovrebbe stare uno come Pazzini: in ospedale, a farsi sistemare quelle gambe che ormai sono adatte alle passeggiate in riva al mare, non per giocare a calcio. Uno dei principali colpevoli della retrocessione e noi ce lo teniamo. Bisogna venderlo, sennò saranno guai.

 

Un santo. Anzi: un apostolo.

 

 

MAURIZIO SETTI

 

Ha voluto retrocedere apposta in Serie B. In questo modo risparmia e si tiene i soldi del “paracadute”. Non ha preso nessuno. Uno che sceglie uno come Pecchia per allenare dovrebbe darsi alle bocce, al massimo al biliardo. E poi non gli interessa tornare in A. Se rimane giù becca altri 15 milioni. In caso di promozione dovrebbe spenderli per rifare la squadra, che è scarsa, minimo bisognerebbe prender 20 giocatori nuovi, stipendio 1 milione a testa. Prima aveva dei dirigenti capaci che gli davano sempre le indicazioni giuste, adesso è da solo e sbaglia tutto. Inoltre ho un collega che conosce uno sportellista di una banca di Milano che è in contatto con il commercialista del bar di Carpi in cui Setti va a fare colazione e mi ha detto che non paga gli stipendi. Me l’ha confermato anche il benzinaio di Garda che ha la stazione di servizio a 7 chilometri dal ristorante in cui una volta al mese vanno a mangiare due ragazzi degli Allievi di una squadra che è collegata al settore giovanile del Verona. Basta: deve vendere la società, c’è un’offerta di un petroliere russo, lo so per certo, ho un prozio che ha letto un libro di uno scrittore tipo Protasov o Volkov, non ricordo bene ma ci hanno fatto un film al cinema. È un amico di Putin, che dovrebbe essere sindaco di Verona, mica soltanto fare lo Zar, che è la carica presidenziale in Russia, lo sanno tutti. Putin non è mai stato comunista e il Kgb è un fast-food in cui servono pollo fritto.

 

Mi viene da ridere quando penso a quella gente che sosteneva che Setti non volesse andare in Serie A. Ha fatto dei grandissimi investimenti, lo so perché la panettiera da cui va mia moglie ha un nipote che lavora alla Monocredit o al Banco di Marsiglia, non ricordo bene, ma sono quelli che tengono i conti della società e lui li vede e sa quanto ha speso per la promozione. Finiamola con le fesserie sui russi, quelli sono nipotini di Stalin, tutti comunisti, mangiano i bambini. Setti dovrebbe ricevere la cittadinanza onoraria di Verona. Se si presentasse sindaco lo voterei. Gli darei il mio portafoglio e da lui comprerei una macchina usata. Ho anche iniziato a vestirmi alla sua maniera, calze comprese, quindi escluse. Portaci, portaci, portaci in Europa, presidente, portaci in Europa!

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